
In cima alla collina, dietro la chiesetta diroccata:
era il mio rifugio a cielo aperto.
Mai nessuno, i suoni lievi della natura
in tutto quel silenzio di pace.
Una vecchia panchina, ormai solo mia.
L’aria leggera, il sole ed io.
E - un mattino - lui.
Una paura senza ragione che mi prende:
il mio corpo già sapeva, prima di me.
Mi guardava, lo sguardo ironico e sicuro
degli uomini che san di esser belli.
Dovevo capirlo.
Con finta noncuranza me ne andai,
un’occhiata di straforo al suo didietro.
La mattina dopo,
nel mio rifugio a cielo aperto,
il silenzio non era già più di pace.
Mi giungevan diversi anche i suoni della natura:
girandomi, credevo di vederlo.
Poi, eccolo.
Dovevo capirlo.
Sorridente, ancor ironico.
Un saluto, uno scambio di banalità sul luogo.
E le sue parole: Vengo qui solo per incontrare te.
Dovevo capire.
E invece arrossivo: il viso mi scottava, il seno palpitava.
Seduto accanto, sulla panchina ormai non più solo mia.
Mi parlava piano.
Dovevo capire.
Quel pomeriggio, nella mia mente,
l’istantanea del suo corpo:
i suoi occhi, le sue mani, la sua pelle.
Di nuovo la mattina.
Senza più pace in quel silenzio a cielo aperto.
Dovevo capirlo. E scappare.
Mi sfiora il viso, con un dito leggero.
Lotto per perdere, e domando che vuole.
E lui dice che me,
vuole me e il mio profumo.
L’emozione è fortissima
e fortissimo il desiderio di buttarmi addosso a lui
e di sentirlo addosso a me.
Non m’era successo mai.
La sua bocca era già sulle mie labbra.
Il primo bacio fu quasi un morso
che mi trafisse, meraviglioso, l’anima.
Poi furono lenti, i baci, e lunghi,
nella crescente esasperazione
del groviglio delle sue mani.
Fu la passione senza fiato.
Durò quel che durò.
Poi accadde.
E la mia gioia nel dirlo a lui
divenne pianto sconsolato,
lui di ghiaccio,
quando mi disse ch’ero stata stupida.
Era cattivo.
Voleva mi liberassi della mia creatura.
Dovevo, dovevo capirlo sin da prima, sin da allora.
Compie un anno, la mia bimba.
Lui, sparito, non volle mai neppure vederla.
Sono stanca.
Sono tanto tanto stanca.
Solo con le sue braccine attaccate al collo
ritrovo un po’ di forza.
Solo con le sue braccine
- attaccate al collo –
ritrovo un po’ della mia forza,
anche nel pianto.
domenica 8 giugno 2008
Dovevo saperlo
Pubblicato da
Gianni Montefameglio
alle
6/08/2008