domenica 20 gennaio 2008

L'isola


Dimmi, che isola vuoi?
La desideri oceanica, sconosciuta,
inesplorata, incantata?
O la vuoi magica,
con le onde e il vento per musica?
La preferisci forse come un Eden dei mari?
E di notte lo gradisci, dimmi,
un firmamento di stelle e galassie?
La vorresti, la tua isola, colorata di primavera
e odorosa dei profumi dell’estate?
Come la vuoi? Dimmelo.

Un’isola però c’è,
dentro di te.
Quando t’avvicini alla costa – ogni volta –
ritrovi gli stessi rischi, gli stessi pericoli.
Va conquistata di nuovo – ogni volta -,
se mai tu vi fossi già approdata.
Ti costerà fatica e tensione:
la costa è frastagliata.
Ai tuoi occhi si rivelerà
un panorama con fitti boschi.
Dovrai imparare a nuotare,
se non sai raggiungerla con un balzo.
E poi inerpicarti,
farti largo tra avvallamenti e vette.

Scoprirai, alla fine, un luogo pianeggiante.
E’ lì, che giace nascosto
il preziosissimo tesoro
che è in te.

Fiocchi di neve


Guardo stupito la prima neve.
Fiocchi che scendono…
…inarrestabili
come lacrime
che salgono agli occhi
e confondono.

Accanto a me
- lontano –
una bimba polacca
guarda incantata
altri fiocchi
- gli stessi fiocchi.
E sogna la sua vita.

Le mie lacrime gelano,
come fiocchi di neve.
E i suoi fiocchi brillano al sole.

Altri fiocchi scenderanno.
E le lacrime più non saliranno:
tu – ormai donna –
le terrai in te,
ghiacciate come fiocchi di neve
che gelano.

Lontano
- accanto a te –
un bimbo guarda rapito
altri fiocchi
- gli stessi fiocchi.
E, nel freddo,
rivede la vita
che sognava.

A fine marzo


Questo è un piccolo castello.
Lei riposa,
nella stanza accanto.
Fuori, un sole tiepido
riscalda i piccoli prati scoscesi
sui monti,
riscalda pini e castagni.

Questo è un piccolo castello,
e – fuori – tappeti di margherite
fremono lievi
nel silenzioso sussurro del vento.
Lei riposa serena.

Qui, in questo piccolo castello,
il tempo è sospeso,
e scorre piano e leggero.
Il canto dolce
degli uccellini
accompagna il suo riposo.

Io, qui, la sogno.
E non so se lei
che riposa
mi sogna.
Ma nel vasto mondo
che scorre nel tempo
lei è qui,
nella stanza accanto.
In questo piccolo castello.

sabato 12 gennaio 2008

Sola, e mi basto


Curo la mia casa e le mie cose:
ogni dettaglio è un ninnolo d’amore
che parla un intimo linguaggio come le rose.
Chi non comprende mi chiama zitella
e non sa che per me fa rima con cosa bella.
Sul comodino riposa il libro del momento
e nella sera è delizioso quel silenzio,
alla luce bassa e buona e calda del paralume non ancora spento.
Così dolce poi lo scivolar nel sonno,
tra le lenzuola profumate
e il carillon discreto con le sue note sempre più diradate.
Il mio cuore è contento,
dopo che un pensiero ho rivolto al firmamento,
e piacevole è la notte mia di sogno.
Il nuovo giorno ed io ci accogliamo alla luce dell’aurora.
Gusto con calma il rito della mia colazione:
ho una tazza tutta mia che è un amore,
e sulla tovaglietta ricamata mai manca un fiore.
Io sposarmi? Ho tutta me stessa, questo può bastarmi.
Nessun mistero o curiosità:
son bella e son serena, amici ne ho,
ma imprigionarmi, questo no.
Mia la mia casa, sol mie le mie cose.
I dettagli son ninnoli preziosi
che custodisco, intimi e amorosi.
Ogni risveglio è bello come un nuovo fiore.

E poi ritrovo la mia tazza.
Che è un amore.

Sacerdotessa


Scrivo a te con rabbia, per raccontarti la parte di storia che non sai.
Scrivo a te che non leggerai, per dirti la parte di storia che mai capirai.

Sai, ero donna giovane ma forte, quando ti incontrai.
Sembrava un grande amore, e così non fu, mai.
Eri possessivo e ogni spazio mi toglievi.
Non t’importava di me, ma di quel che la gente diceva, casomai.
E, chiusa in casa da troppo tempo ormai,
alla fine, sì, mi ribellai.

E conobbi lui, persona stupenda
nella sua tonaca nera.
Fu amicizia vera, poi me ne innamorai.
Innamorato lui pure, volli vivere questo amore,
e senza paure lo accettai.
Con lui mi son sentita viva
e ho fatto l’amore con una passione che non sai,
con un trasporto provato giammai.

Poi fu lo scandalo.
Quel ch’era mistico e segreto
fu scoperto alla luce del sole.
Come potevo sperare che il mondo capisse?
Era un mistero da custodire, noi soli.
E ora, più neppur ci parliamo:
lui tornato alla sua devozione,
nella sua tonaca, ora nera di lutto e punizione.

Ma, sai, la straordinarietà dell’amore, quella, la ho vissuta,
la passione intensa l’ho conosciuta.
E ho ritrovato la mia forza,
ho scoperto nel mio intimo di donna
la sacralità e la divinità della mia femminilità,
il misterioso dono della profusione,
il sacro fuoco del tempio dell’Amore, che mai si spegnerà.

Ora io veglio, veglio presso l’altare del desiderio sacro.
E’ irrinunciabile l’amore,
immanente e trascendente.
E custodisco, io vestale, l’intima mia fiaccola.

Un altro ancor verrà
e riaccenderla, lui, di nuovo saprà.
E sicuramente, no, tu non sarai.

Camera da letto


La mia oasi notturna è lontana da tutto:
pur così vicina, è lontana dal mondo.
E’ un tempio chiuso in cui regna la notte.
E’ luogo di riposo dell’anima e del corpo.
E’ spazio in cui ritrovo il tempo che sfugge alla temporalità.
E’ il dove in cui avvengono privatissimi appuntamenti:
con l’inconscio e con gli amori,
con le verità nascoste e i sentimenti.
E’ santuario d’emozioni,
di resistenze e d’abbandoni.
E’ porto da cui i sogni salpano l’ancora del reale,
e viaggiano lontani, rimanendo in porto.
E’ la baia nascosta a cui approda il termine del giorno.
E’ terra sacra di penombre e di silenzi,
di parole pensate e di pensieri parlati sottovoce.
E’ l’enclave dei giorni, il castello in cui ripara il quotidiano.
E’ il posto riposto dell’io nascosto.
E’ la dimensione segreta
in cui riscopro
che l’universo è buio.
Buio.
E con un firmamento così stellato. In quel buio.

Indovina cosa vorrei stasera...


L’idea mi gira in testa da un po’ di tempo.
E’ sorta stando con te distesa, nel far l’amore,
desiderando che tu sia più attento.

Non so, ecco, che tu ti muovessi in un certo modo.
Non so, ecco, che la posizione fosse più conturbante.
Non so, una maniera diversa e più eccitante.
Ma sì che lo so, e speravo tu capissi.
Mi aspettavo una certa cosa, ma tu facevi tutt’altro.

E’ per vergogna che non confesso le mie passioni,
nel timore che tu mi giudichi troppo disinibita.
Mi sento anche inadeguata, e diversa dalle altre che forse hanno un’altra vita,
e questo perché ho pensieri che tu, un uomo, non sai intuire.
Chissà se tante donne non dicono i desideri inconfessati.
Chissà se tanti uomini non sanno o non capiscono.

Vedi, vorrei – per cominciare – molto più lunghi i preliminari.
Carezze e poi carezze, senza che tu debba temere di sfiorare e coccolare,
dolcemente, l’intimo fiore e i suoi petali e la preziosa gemma.
Vorrei non confondessi poi la mia interruzione:
è per riprender poco dopo, per aumentar l’eccitazione.
Sbagli se credi che non voglia far l’amore e ti ritiri nel tuo furore.
Ma vorrei anche, a volte, un momento molto intenso e breve,
inaspettato, consumato sull’onda della improvvisa passione,
nel luogo qualsiasi che ci è capitato.

Vedi, vorrei.
Vorrei che tu intuissi.
Che tu intuissi.
Questo vorrei.