venerdì 28 marzo 2008

Il lato oscuro


Serpeggia la rivalità tra noi: siam donne.
E’ il nostro lato oscuro.
Creder che le altre sian buone
è una bugia che ci diciam per non sentirci sole.
Perfin l’amica può diventar antagonista
– se poi è quella del cuore, davver fa male.
Tra di noi ecco i sentimenti:
rivalità, amicizia, invidia.
E’ l’incertezza nostra interiore.
E’ per non soccombere
che l’io nostro deve riuscir vincitore.
E vincere una volta davver non basta:
costante è la lotta, l’arena è vasta.
E gli uomini non sanno che
il nostro agghindarci e proporci e atteggiarci
non è sol per loro.
Certo una lor occhiata ammirata gratifica,
ma più sottile è il gusto
di quella d’altra donna:
quel cogliere l’invidia nella lor ammirazione.
E chi meglio di noi sa quanto male l’invidia faccia
con la sua lacerazione?
Se poi c’è una rivale,
nemica per la pelle quella diventa:
avversaria da coglier sempre di sorpresa
e da distrugger. Per rivalità.
E per gelosia.

Il guanto nero


Melodie orchestrali nella sala della penombra dei colori.
Nei calici, bollicine di note musicali.
Voci allegre, confuse nella sonorità. Sorrisi e fumi.
Papillon e abiti da mezza sera.
Poi – d’incanto – tutto cessa:
è il silenzio che crea attesa,
nel buio delle spente luci colorate.

Appare lei,
illuminata da un cerchio di luce bianca e innaturale.
Avanza piano, verso il centro del palco.
Elegantissima, nel suo frac nero
che cade sulle gambe nude calzate a velo.
Di nero vestita, i guanti lunghi.
E un cilindro rosso.
Lei.

Qual è mai il suo fascino?
Lo sguardo, il sorriso accennato, il portamento?
C’è in lei una fierezza strana
quando gira attorno alla sedia sul palco.
Ora canta una melodia che incanta.
La commozione che sale prepara l’applauso.

Poi è di nuovo silenzio.
Lentamente, si sfila un guanto.
Scende piano tra il pubblico ignaro:
poggerà la mano – ognuno lo sa - su qualcuno;
ciascuno spera eppur teme,
respirando il profumo di colei che passa lieve.
Lei cerca chi non c’è.
E io che la vedo – da un sipario, tra le quinte -
guardo altrove per non veder il suo sguardo perduto.
E ne soffro, trafitto. Per lei malata.
Per lei che chiama magia l’inganno del male.


Di nuovo sulla ribalta:
è stupenda nella sua bellezza superba.
Si avvia tra le pesanti tende rosso cupo,
asciugandosi una lacrima.
E scompare.

A terra, sul palco, un guanto nero.
Che conserva ancora il suo tocco.

Il gioco


Riemerge ora la parte magica e bella di quel mio gioco, qui,
davanti al tuo volto, mentre tu riposi nella terra, protetta dal marmo.
Lo sai, mamma? Io, allora bambina – sorrido –,
rifuggivo per paura dai volti scuri che mi parevan specchi del mio.
E rifuggivo dal tuo, non potendo guardare la vita spenta
che lo adombrava e in cui ti chiudevi inerte.
Volti scuri di casa, che dicevan la tristezza di non poter far nulla per te
ormai prigioniera silente dell’apatia del tuo animo.
Dov’eri tu? E il tuo sorriso per me dov’era?
Io bambina, impaurita, mi rifugiavo allora
in un gioco che avevo scoperto chissà come
in un angolo segreto della mia mente:
ricercare il tuo volto di mamma, ritrovarlo lì ad aspettarmi,
per rivolgermi a te e sorriderci del nostro sorriso.
Quel cielo che pareva grigio tornava allora blu,
mi ridava un po’ di forza e potevo riguardarne i colori.

Ora ho altri volti - sereni, di un’altra casa - la mia.
Volti cari che dicon la gioia d’essere noi famiglia.
E il cielo è quasi sempre blu.
Solo a volte – ma questa è cosa mia –
una tristezza lieve sale lieve come una lacrima
che cade lieve come una prima goccia nel cielo grigio.
E la accolgo e la conservo, in un angolo segreto.
Dove ti ritrovo ad aspettarmi,
per sorriderci del nostro sorriso.

I miei vestiti


Son le piccole cose, a volte, a dar sicurezza.
Il trucco ben fatto, i tacchi giusti, l’abito che casca bene:
dettagli che recano impercettibili gratificazioni,
che mi dan fiducia in me stessa.
E’ il desiderio di.
E’ un atto d’amore.
Verso di me.

Non son solo vestiti: sono i tentativi infiniti.
Il tema musicale è il corpo, gli abiti le sue variazioni.
Nella grammatica del porsi, i vestiti son declinazioni.

Quando io scopro un nuovo capo, esso diventa la mia meta:
eccitata, coinvolta in un innamoramento,
la scoperta mi rallegra e mi travolge in un momento:
è quel che mi si adatta, m’assomiglia e mi completa.
Diventa il sogno d’un corpo nuovo,
per vivere il ruolo in cui mi rinnovo,
per migliorarmi e conferire al mio aspetto
piacevolezza e armonia cui anelo e che sempre aspetto.
Ogni volta fantastico: è quello il capo che mi manca.
M’accendo di nuova vitalità, non son più stanca.

E’ una questione di sicurezza, di identità.
E lo confesso: è anche per rivalità,
per affermar sulle altre la mia supremazia.
E’ il gioco affascinante del compier una profezia:
dall’invidia di una so d’aver fatto centro.
Non sempre sull’uomo nel vestirmi mi concentro:
è spesso per le altre, e non per essere ammirata.
La gelosia femminile
spesso val più d’un complimento maschile:
è per essere da quelle poi invidiata.

Per una donna l’abbigliarsi è il passatempo più gradevole,
anche la più saggia e la più seria in questo è cedevole.
E se una donna rinuncia, qualcosa non va: è il rifiuto della femminilità.

Ci son mattine che si vorrebbe scappare: tornare a casa per potersi cambiare.
Questione di agio: sentirsi in forma per non essere a disagio.
E’ serenità e soddisfazione, se ciò che indosso assomiglia alla mia sensazione.
Incontrar me stessa e rispecchiarmi nell’abito che mi son messa.

Ci son momenti e momenti.
A volte, nessun uomo può rendermi felice come un abito di seta.
In casa, poi, non è il momento: non ci si veste per la vita domestica.
Sentirsi ammirata e un po’ invidiata è un balsamo per l’evasione.
E ci son momenti scandalosi in cui scelgo la biancheria
come se dovessi indossarla sopra.
C’è poi il momento di preparasi per una gran serata,
ma quella non conta, il piacere sta nel prepararsi
per la propria entrata.
Umiliante sarebbe passare inosservata.
Ci son anche i momenti in cui si prolunga il piacere:
negli acquisti, nella scelta, nelle prove.

E ci son infine i momenti miei e miei soltanto.
E’ il preparar e l’indossar la biancheria, che è mia, dell’intimità.
Non è per un uomo, che forse mai la vedrà.
E’ il piacere nascosto che sicurezza mi dà.
E’ per quell’altra mia personalità,
una riserva che indosso quando la prima non va.
Quella biancheria è soltanto mia,
preziosa e ricercata, già vissuta, già usata.
E’ la mia seconda pelle.
Nessuno la vedrà, ma io la sento nell’intimità.
E son me stessa, con maggior sicurezza.
E con fierezza.

domenica 23 marzo 2008

Fragilità


Accade – in certi momenti bui e stagnanti –
che tu mi chiami: mi basta la tua voce.

E’ come in un pomeriggio scuro
di una giornata che non ha visto il sole:
nuvole pesanti e quasi nere
che incupiscono il grigiore plumbeo del cielo.
Poi la tua voce:
uno squarcio improvviso d’azzurro,
rallegrato da raggi vivi e dorati,
che svela d’un tratto la profondità alta e infinita
dei cieli.
Accade quando tu mi chiami.
Mi basta la tua voce
a darmi un brivido.
E già sono dentro il momento
indicibilmente prezioso che mi avvolge
con l’eco lasciata dalla tua voce.
E che assaporo all’infinito.

Come ti vorrei


Pazienza, se tu principe non sei.
E azzurro, poi, davvero no non ti gradirei.
Ma che tu mi capisca, questo sì che lo vorrei.
Forse, chissà, abbiam troppe pretese,
ma che voi non ci capiate mai è pur palese.
E mai ci capirete, senza offese.

E non fermarti – tontolone – all’evidenza,
cerca d’intuire la mia vera essenza:
per capire ciò che voglio, vai oltre l’apparenza.
Se con te a far la tenera mi metto
è per il desiderio vivo che ho nel petto:
se sol voglia di coccole tu credi, mi fai un dispetto.
Così, se mi lamento qualche volta,
non trar fuori la soluzione che nella tua testa hai colta,
ma taci, abbracciami, lasciami parlare e ascolta.

Ma dov’è mai l’uomo ideale, sulla luna?
Forse, se càpita, è sol per colpo di fortuna.
Dovrò formarlo io su misura, dovrò inventarne una.
Perché poi è riservata a noi tanta asprezza?
Lo vorrei speciale e sol per me, è una certezza.
Sì, perché mi darebbe sicurezza.

Colori


Il mio nuovo giorno inizia nel rosso del tramonto,
quando l’oggi diventa ieri nel crepuscolo rossastro
e il domani si fa oggi nel cielo dorato.

L’arancione dell’aurora è uno squillo silenzioso
nel risveglio del mattino,
destando alla vita che rinnova.

E’ giallo il momento in cui
la mente raccoglie i pensieri
per riordinarli e acquietarli.

Verde è il senso di pace
di quando si è in pace
e tutto par quasi bello.

L’amore assume i toni del blu,
facendosi a volte azzurrissimo infinito,
altre volte celeste di gioia.

Sogni e aspirazioni assumono tonalità
or di viola profondo, or di intimo violetto,
fluttuando nell’indaco dell’animo che li accoglie.

Di che colore mai sei tu, donna unica e anima mia?
Sei forse del colore dei tuoi occhi? O del tuo sorriso chiaro?
Tu, tu sola, hai tutti i colori iridescenti e preziosi che scaturiscono
dai riflessi della luce diamantea che hai nel cuore.