
Son le piccole cose, a volte, a dar sicurezza.
Il trucco ben fatto, i tacchi giusti, l’abito che casca bene:
dettagli che recano impercettibili gratificazioni,
che mi dan fiducia in me stessa.
E’ il desiderio di.
E’ un atto d’amore.
Verso di me.
Non son solo vestiti: sono i tentativi infiniti.
Il tema musicale è il corpo, gli abiti le sue variazioni.
Nella grammatica del porsi, i vestiti son declinazioni.
Quando io scopro un nuovo capo, esso diventa la mia meta:
eccitata, coinvolta in un innamoramento,
la scoperta mi rallegra e mi travolge in un momento:
è quel che mi si adatta, m’assomiglia e mi completa.
Diventa il sogno d’un corpo nuovo,
per vivere il ruolo in cui mi rinnovo,
per migliorarmi e conferire al mio aspetto
piacevolezza e armonia cui anelo e che sempre aspetto.
Ogni volta fantastico: è quello il capo che mi manca.
M’accendo di nuova vitalità, non son più stanca.
E’ una questione di sicurezza, di identità.
E lo confesso: è anche per rivalità,
per affermar sulle altre la mia supremazia.
E’ il gioco affascinante del compier una profezia:
dall’invidia di una so d’aver fatto centro.
Non sempre sull’uomo nel vestirmi mi concentro:
è spesso per le altre, e non per essere ammirata.
La gelosia femminile
spesso val più d’un complimento maschile:
è per essere da quelle poi invidiata.
Per una donna l’abbigliarsi è il passatempo più gradevole,
anche la più saggia e la più seria in questo è cedevole.
E se una donna rinuncia, qualcosa non va: è il rifiuto della femminilità.
Ci son mattine che si vorrebbe scappare: tornare a casa per potersi cambiare.
Questione di agio: sentirsi in forma per non essere a disagio.
E’ serenità e soddisfazione, se ciò che indosso assomiglia alla mia sensazione.
Incontrar me stessa e rispecchiarmi nell’abito che mi son messa.
Ci son momenti e momenti.
A volte, nessun uomo può rendermi felice come un abito di seta.
In casa, poi, non è il momento: non ci si veste per la vita domestica.
Sentirsi ammirata e un po’ invidiata è un balsamo per l’evasione.
E ci son momenti scandalosi in cui scelgo la biancheria
come se dovessi indossarla sopra.
C’è poi il momento di preparasi per una gran serata,
ma quella non conta, il piacere sta nel prepararsi
per la propria entrata.
Umiliante sarebbe passare inosservata.
Ci son anche i momenti in cui si prolunga il piacere:
negli acquisti, nella scelta, nelle prove.
E ci son infine i momenti miei e miei soltanto.
E’ il preparar e l’indossar la biancheria, che è mia, dell’intimità.
Non è per un uomo, che forse mai la vedrà.
E’ il piacere nascosto che sicurezza mi dà.
E’ per quell’altra mia personalità,
una riserva che indosso quando la prima non va.
Quella biancheria è soltanto mia,
preziosa e ricercata, già vissuta, già usata.
E’ la mia seconda pelle.
Nessuno la vedrà, ma io la sento nell’intimità.
E son me stessa, con maggior sicurezza.
E con fierezza.
venerdì 28 marzo 2008
I miei vestiti
Pubblicato da
Gianni Montefameglio
alle
3/28/2008