venerdì 7 marzo 2008

Divorzio


Non lo vedevo da tre anni,
dopo che per legge fu sancita la separazione.
La nostra storia matrimoniale finita in tribunale,
finita l’avventura d’un amore e sciolta l’unione,
dopo tante liti e tanti affanni.

E oggi si chiude la partita,
giocata con le rivalse e con le incomprensioni,
piena di errori e di rancori.
Si chiude freddamente, senza più passioni.
Si chiude così un’intera vita.

La burocrazia impone timbri e firme per sciogliere un amore.
Nessuno ha vinto in questo armistizio dopo la guerra.
Il nostro amarci profondo era un’arte, e ora lo chiamo controparte.
Volavamo alto, e siam finiti a terra.
Finisce oggi, in carta bollata, una vicenda che ha avuto il suo splendore.

Ti ho visto arrivare, da lontano.
La tua voce, il tuo sorriso spento: tutto è neutrale.
Eccoci pronti: con l’avvocato sediamo davanti al magistrato.
Non c’è dibattimento: vogliono solo la nostra firma finale.
Ma che mai ne sa un giudice assegnato di quando noi ci tenevamo per mano?

Siam fuori, tutto è finito.
Ci avviamo soli, nel disagio.
Ha un senso di niente questa libertà decretata legalmente.
In questa condizione nuova, tu ed io camminiamo adagio.
M’accompagneresti a casa, tu che or più non sei mio marito?

Per te, lo so, è cosa strana, ma la porta ti sto aprendo.
Siam qui di nuovo, tra queste quattro mura.
Che tutto sanno: tradimenti, passioni, amore e inganno,
tenerezza e rabbia, dolcezza e liti, silenzi e poi chiusura.
E non parliamo: forse davvero siam cambiati. O stiam forse solo fingendo.

Siediti un momento, ti offro un calice di vino.
Ti accomodi e un po’ confuso ti guardi intorno:
se pur qualcosa è mutato, molto di familiare è restato.
Se sto bene e son contenta? Mi stringo nelle spalle, mi guardo attorno,
per cacciar via una lacrima, seduta qui, a te quasi vicino.

Devi andare, capisco, non rimani.
Sei già alla porta, ma come ci si saluta dopo la sentenza?
Dici il mio nome, in tono sospensivo. Dico il tuo, nello stesso modo vivo.
Ed è un abbraccio, improvviso e forte. Nel tuo sguardo non leggo indifferenza.
Non dico nulla, ma spero, spero tanto, lo spero, che ancor nostro sia il domani.