venerdì 28 marzo 2008

Il gioco


Riemerge ora la parte magica e bella di quel mio gioco, qui,
davanti al tuo volto, mentre tu riposi nella terra, protetta dal marmo.
Lo sai, mamma? Io, allora bambina – sorrido –,
rifuggivo per paura dai volti scuri che mi parevan specchi del mio.
E rifuggivo dal tuo, non potendo guardare la vita spenta
che lo adombrava e in cui ti chiudevi inerte.
Volti scuri di casa, che dicevan la tristezza di non poter far nulla per te
ormai prigioniera silente dell’apatia del tuo animo.
Dov’eri tu? E il tuo sorriso per me dov’era?
Io bambina, impaurita, mi rifugiavo allora
in un gioco che avevo scoperto chissà come
in un angolo segreto della mia mente:
ricercare il tuo volto di mamma, ritrovarlo lì ad aspettarmi,
per rivolgermi a te e sorriderci del nostro sorriso.
Quel cielo che pareva grigio tornava allora blu,
mi ridava un po’ di forza e potevo riguardarne i colori.

Ora ho altri volti - sereni, di un’altra casa - la mia.
Volti cari che dicon la gioia d’essere noi famiglia.
E il cielo è quasi sempre blu.
Solo a volte – ma questa è cosa mia –
una tristezza lieve sale lieve come una lacrima
che cade lieve come una prima goccia nel cielo grigio.
E la accolgo e la conservo, in un angolo segreto.
Dove ti ritrovo ad aspettarmi,
per sorriderci del nostro sorriso.