
A passi lenti, noi due accanto, nella sera così dolce
che già era scesa sul nostro desinare esotico e gustoso
di risa e sguardi, respirandoci piano.
A passi lenti, noi due accanto, così vicini,
attenti a non sfiorarci, nella nostra prima sera.
Passeggiare insieme, attorno ad un laghetto,
tra la gente, nelle luci serali di parco.
Riprendere i passi lenti, noi sempre così vicini,
dopo un breve sguardo alle stelle:
ma è qui tra noi lo strano cielo che ci avvolge.
Riprendere ancora i passi lenti, tra il sentore di stagno
e i lievi profumi di primavera.
Or così vicini eppur più distanti - per finta indifferenza –
dopo averti sorretto, per un momento, nel tuo passo falso.
Passi che ci conducono ora, non più lenti, ad una panchina.
Seduti accanto, col l’alibi del raccontarci per spiarci.
Così bella e calma la sera, nascoste le emozioni,
la luna chissà dove.
Qui seduti la notte è più notte, tutto il resto ormai svanisce.
E tu – d’un tratto – ti giri verso di me: e siedi all’indiana.
Presa da un nuovo brio, il tuo sorriso è diverso.
Io parlo e racconto e parlo: mi guardi e mi fissi, sorridi,
annuisci con voluta ironia per la tua finta attenzione,
divertita dal mio ormai inutile dire che tu più non ascolti.
Muta il tuo sguardo, e rivela la donna.
Muta il tuo sguardo, e più non ho scampo.
E le tue labbra son già sulle mie. E mi cerchi.
E mi trovi.
venerdì 28 marzo 2008
Indiana
Pubblicato da
Gianni Montefameglio
alle
3/28/2008