
Eppure diceva d’amarmi.
Nell’intimità mi chiedeva di farlo in modo diverso.
Troppo diverso: lui era perverso.
Ma uno che ama può farmi del male e umiliarmi?
Mi ero spaventata: quel che cercava è troppo forte.
Per la mia dignità sarebbe stata la morte.
Convinta in fondo che m’amasse,
forzando me stessa, ho lasciato che mi guidasse:
se in modo diverso e così perverso voleva amare
non era forse perché sensazioni così intense nessun’altra gli faceva provare?
Il gioco erotico mi piace e il gusto della fantasia è per me intrigante,
ma c’è un confine oltre il pudore e l’imbarazzo:
è la paura, il dolore e la condizione umiliante.
Eppure diceva d’amarmi.
Incattivito, a volte violento, si faceva scuro.
Poi era così dolce che io, stupida, credevo m’amasse di sicuro.
La verità è una sola, sempre la stessa:
l’amavo troppo, fino a scordar me stessa.
E’ pericoloso accogliere ciò che è brutto
e lasciarsi convincere che per amore si può accettare tutto.
Per la vergogna, alla fine mi sentivo in colpa, sporca e sbagliata.
E più difficile era ancor sottrarmi: mi amava, lo giurava,
lo ripeteva ogni volta che voleva fossi da lui guidata.
Il dubbio lo avevo: fa del male chi ama davvero?
Conta per lui soltanto il suo piacere,
che è quello di dominare e di far soggiacere,
per sminuir la dignità altrui e dimenticar così di non valere.
Ero per lui quella che apparivo facendomi trattare in quella maniera.
Non son così, e mi son messa in salvo fuggendo via: dell’amore, lì, nulla c’era.
venerdì 7 marzo 2008
Libera, per dignità
Pubblicato da
Gianni Montefameglio
alle
3/07/2008