venerdì 7 marzo 2008

Quelle


Antipatiche.
Son appena entrata e già loro son là in agguato.
L’ultima volta fu ieri sera, in centro. Ecco come è stato:
cercavo qualcosa d’elegante, per una cena,
e dopo aver sbirciato vetrine e vetrine di gran lena,
l’occhio mi cade su una giacca che mi piace da matti.
Precipitata dentro, eccola: una di quelle, una commessa che non viene a patti.
Mi scruta per un attimo – e fu un attimo terribile.
E mi butta là una stola, tutta ricamata, prezzo indicibile.
Perfetta per i miei occhi blu: parola sua, così lei dice.
Tento di dirle che, ma lei – figurarsi – mica si contraddice.
Ed ecco poi una sciarpa, certo invenduta chissà da che stagione.
Dice che è bella, calda come un maglione.
Cerco di dirle che, ma già è la volta di uno scialle:
quanto donerebbe agli occhi miei blu quel capo prezioso sulle mie spalle!
Sto per dirle che, ma ecco ancor che butta là stavolta una tracollina.
Dice che mi starebbe bene anche di mattina.
Ora le dico che, ma alza un ciglio, e poi la frecciatina:
da loro le taglie son normali,
non tengono cose particolari.
Lo dice con distacco, scostante.
Io mi vergogno come una debuttante.
Non son riuscita a replicare: ero troppo avvampata.
Così, me ne sono andata.
Con le sciarpe non mi ha incantata,
ma – giuro – l’avrei strangolata.
Così, ieri sera, per la rabbia non ho cenato.
Antipatiche a dismisura, appena ti presenti già ecco che ti hanno inquadrato.
Hanno le antenne per captare l’insicurezza,
e se ne approfittano con perfida destrezza.

E’ vero che a volte entro in quei posti costosi
per sentirmi meglio, per godere degli ambienti lussuosi.
Non sempre mi serve un abito o una borsa.
Ma loro, antipatiche, ti fan uscir di corsa.
E poi mica scombino gli scaffali,
guardo e provo: non son cose normali?
Ma loro, sì, son proprio antipatiche, loro.
Odiose, quelle.