
L’amica mia dice che son perversa:
quando faccio l’amore con lui,
pensando all’altro, la mia mente è persa.
Lui lo amo, e mi sento in colpa, in quei momenti bui.
Ne son certa: è lui la mia anima gemella,
l’altro è un pensiero sconvolgente,
ma è con lui che la mia vita è bella,
l’altro lo penso nell’intimità che si fa indecente.
Con l’altro ero stata lì lì per farlo,
prima di conoscer lui che è l’amore mio.
Solo dopo, nella mia mente, è diventato un tarlo.
Spenta la luce, amando lui, con l’altro faccio l’amore io.
Fu il suo primo sguardo a darmi il desiderio,
e la sua bocca e le sue dita affusolate.
Fu il brivido. Ma non lo amavo sul serio.
Vedo i suoi occhi, e le sue mani non le ho dimenticate.
Finì tutto lì, nulla mai c’è stato.
Mi desidera ancora, ne son certa:
m’ha detto che non m’ha dimenticato.
Non voglio tradir l’amore mio, devo stare all’erta.
Dice l’amica mia che son perversa,
che la voglia in sospeso m’è rimasta,
che lo desidero solo perché l’occasione è persa,
che l’eccitazione s’accende e non son casta.
Dice l’amica mia che son perversa,
che il saper d’essere desiderata in segreto
è l’appagamento in cui mi sento immersa
e saper che soffre eccita il divieto.
Il mio gioco sottile che gioca col rimpianto
svanirà, lo so, prima che si trasformi in pianto.
domenica 2 marzo 2008
Nella mia testa
Pubblicato da
Gianni Montefameglio
alle
3/02/2008