venerdì 7 marzo 2008

Non mi capisci


Già, son proprio donna:
detto così, da te, scuotendo il capo, non è un gran complimento.
Eppure non capisci.

Non capisci che parlar con le mie amiche mi giova:
è nella nostra natura entrar in particolari e intimità,
son rilassanti le confidenze, lo spirito si rinnova.
Diversi gli amici tuoi, tutti stadio e motori e banalità.
E tu non comprendi, povero piccolo geloso e abbandonato.

Non comprendi che se improvvisamente piango e scoppio in singhiozzo
è per il sentimento che prevale sulla ragione.
Impara tu ad aprirti di più, non esser duro e rozzo.
So esser fragile, io, e so viver l’emozione.
E tu non capisci, grand’uomo tutto d’un pezzo.

Non capisci il mio duro lavoro e la fatica tutta mia.
Se poi ho voglia di parlare è perché mi fa bene che qualcuno stia ad ascoltare.
Ma tu cerchi invece sempre soluzioni, sbrigativo, pur di andare via.
E rimango più frustrata, avvilita, a rimuginare.
E tu non comprendi, uomo assente ed elusivo.

Non comprendi che io son io e che non è un difetto.
Son deleteri i paragoni con tua madre che ti stirava i pantaloni,
e con il suo manicaretto che ti dava tanto diletto.
Io so come van fatte le cose e non mi servon le opinioni.
E tu non capisci, caro cocco di mamma.

Non capisci i miei malumori e i mal di testa.
Mai ti presenti con un fiore o un complimento.
T’infili poi nel letto e pretendi che sia festa.
Non sai che i preliminari dolci e lenti hanno il loro momento.
E tu non comprendi, maschio frettoloso e presuntuoso.

Sì, son donna: quella che t’ama.
E tu, a tuo modo, mi stai accanto.
Sai farmi ridere e io m’arrendo.
Di ragioni tu, qualche volta, ne hai, uomo che amo.
Qualche volta ne hai, qualche volta, ogni tanto.
Ogni tanto.