
Una rosa tra le dita, colta dal roseto nel mio giardino:
appassirà, ma altre già ne stan sbocciando.
Passiamo, noi e ogni cosa, nel tempo.
Ora son qui con la mia rosa in mano,
nel giardino tutto mio che m’appartiene,
tra ricordi e progetti.
Mi dà un senso il pensar ai boccioli di rosa:
se stan bene, se crescono, se fioriranno.
Lo piantammo insieme il mio giardino,
io con lui che d’un tratto mancò e ancor mi manca.
Anni di buio, con la metà di me rimasta,
l’altra metà morta con lui.
Oggi ho per stile la serenità,
io coi capelli grigi.
Una gran tranquillità mi viene dal passato.
E da questo giardino, ogni volta, ricomincio:
per tentar di conoscere me stessa,
per cercar in me quella piccola luce
che brilli come gemma che sboccia.
E’ ancor tanto impegnata la mia vita,
eppur le so trovare le mie pause di silenzio:
per coglier, come una rosa, quella luce.
E’ spesso nel tacere della notte
che distinguo in me la mia voce vera.
Il corpo appassisce come una delle mie rose,
ma la mente è carica di nuove gemme.
E trovo bello l’andar avanti nel tempo.
Un nuovo amore? Chissà, ma non lo cerco.
Fiorì già così tanto il mio giardino,
son meravigliosi i miei ricordi.
E ci son giardini che appartengono solo a noi stessi:
è questa la bellezza del vivere.
venerdì 28 marzo 2008
Il mio giardino
Pubblicato da
Gianni Montefameglio
alle
3/28/2008