
Che cosa strana.
Viene il momento di farsi un dono, così, da sole.
Il regalo che mi ero fatta era come avvolto
in una pergamena di profumi esotici,
racchiuso da nastrini di musiche orientali:
io, stesa su un lettino,
pronta per il mio primo massaggio,
spogliata dei raziocini quotidiani.
Una sosta nell’oasi del benessere, che più?
Poi giunse lei.
Con le sue angeliche mani.
I miei occhi che si chiudono:
scomparso lo spazio, rimango nel tempo senza tempo,
avvolta e protetta da un velo oleoso e intenso.
Fu in quel momento, scaturito chissà da dove,
che iniziò il mio viaggio?
Se intorno o dentro il corpo, non lo so.
Eppure, pensavo di conoscerlo, il mio corpo.
Ma – scavalcata la mente ormai fuori gioco –
divenni un tutt’uno con le mani di lei,
in un puro piacere.
Le pietre miliari delle mie certezze
erano ormai fossili dimenticati.
Ora, solo percezioni di me,
che mi giungevano - nude –
dalle punte delle dita, dal collo, dalle spalle,
da ogni dove.
Sensazioni diffuse che si allargavano in cerchi.
Poi i suoi movimenti avvolgenti;
le sue dita, danzatrici sensuali del mio ventre.
E il pensiero – ricacciato indietro –
di quel momento, improvviso e incontrollato,
vissuto solo nel preludio dell’immaginazione,
ma con la certezza che sarebbe stato stupendo,
lì, così, sotto gli occhi di lei.
Che cosa strana.
Esiste una memoria del corpo?
Perché è lì che io conservo
l’eco di quel momento inconfessabile.
sabato 1 marzo 2008
Saffica carezza
Pubblicato da
Gianni Montefameglio
alle
3/01/2008