
Sto davanti allo specchio che ora è grata di confessionale.
Abbasso lo sguardo: “perdona a te stessa, madre, perché ho peccato”.
Ho peccato d’invidia. Per mia figlia, la mia bambina.
Io fui una ragazza bella, non semplicemente una bella ragazza.
E una donna bella, non una bella donna.
Poi fui una signora bella, non una bella signora.
Bello il mio viso, bello il mio corpo: un dono, davvero.
Ora alzo con timore lo sguardo allo specchio,
per la paura di scorgervi
i primi segni del tempo che adombra il mio fascino.
Ora non alzo lo sguardo alla grata,
per il senso di colpa che mi vien dal tormento
d’essermi confrontata con la bellezza splendida di mia figlia
e dei suoi sedici anni.
Gli sguardi che erano riservati a me si posano oggi su di lei:
per lei tutta l’ammirazione e i complimenti.
Non seppi dare un nome alla sensazione, brutta,
che mi disorientava,
e al disagio provato d’esser messa nell’ombra.
E con l’alibi di far del bene a lei
perché non fosse preda degli sguardi dei maschi,
soffocai la sua consapevolezza e soffocai lei.
Fu il conflitto: lei divenuta triste e rabbiosa.
Cercò così ancor più gli sguardi: per sentirsi apprezzata,
per aver quelle conferme che io, io avrei dovuto darle.
Ora lo so.
E posso di nuovo alzar lo sguardo allo specchio. E alla grata.
Perché io ti amo, figlia mia.
Ti amo immensamente, bambina mia.
domenica 2 marzo 2008
Confesso a me stessa
Pubblicato da
Gianni Montefameglio
alle
3/02/2008