venerdì 7 marzo 2008

Ossessionata


Accogliente è la mia casa, mio marito niente male,
i miei son figli bravi: la mia vita è normale.
Infatuarmi alla mia età forse fu per voluttà.
Lui più giovane di me - io non più ragazza ormai –
m’ha fatta sentir desiderata come non mai.
Mi son concessa, per scoprir poi che a lui non interessa.
Stupida son stata, vorrei darmi l’oblio,
ma non so accettar ora l’addio.
Lui nella mia mente, io frustrata inutilmente.
Non trovo per distrarmi un diversivo,
l’amor per mio marito cerco di renderlo ancora vivo.
Gli ho detto il mio malcontento, senza svelare il tradimento.
Afflitta, mi son rifugiata nella preghiera,
ma era forse contrariato con me il Signore quella sera.
Amica di maschi mi son fatta, per capir la loro testa matta.
Ma è lui il mio pensiero fisso, non posso farne senza.
Drogata di lui, spasmodico il bisogno, dolorosa l’astinenza.
Perché noi donne siam così fragili? Perché siam così vulverabili?

Può esser mai che la nostra realizzazione
passi sempre e solo per l’uomo, come una dannazione?
E se la storia finisce, tutta la vita ci avvilisce.
Oltre al marito e all’amante occasionale, cosa in me di per sé vale?

Forse non ero innamorata: respirar volevo di vita una ventata.
E lui che senza il suo io di maschio si sente nullità,
per sentirsi forte ha preso il mio corpo e la mia intimità.
Delusa, sì, lo son tanto, nella pena del mio cuore affranto.
Sarebbe ed è nella mia vita normale che ho da coltivar quel che davvero vale.