domenica 2 marzo 2008

Io amante per rabbia


Vedi, donna come me offesa,
che gravi parole d’altri tempi io uso:
io amante, tu sposa tradita, lui tra di noi adultero.
Ho una gran pena per questo mondo libertino
che libero si crede cambiando nome alle brutture.
Non ti chiedo, signora, di perdonare
me e lui e quello che abbiam fatto.
Non ho la spudorata sfrontatezza
di chiederlo a te,
profondamente ferita nell’anima.
Vorrei solo tu capissi, per averne pietà,
cosa ha mosso me che ho accettato d’esser amante.
Sai, non devi pensare
a chissà quali follie amorose.
Vuoi saperlo? L’ho fatto per punirmi e per distruggermi.
Ero appena stata lasciata da un altro uomo, che amavo davvero:
ero stata solo un suo giocattolo per un’avventura.
E m’ero convinta poi che nulla meritassi,
se non di soddisfare i capricci maschili.
Ho scelto il peggio: son diventata amante.
La tua sofferenza la so, anche se fino in fondo, no.
Ma tu, ora, non aggiungere astio al mio dolore.
Sconto già il mio peccato, come è giusto.
E’ una gran fatica disprezzarsi di giorno in giorno
per non aver detto di no,
salvando me dall’abbruttimento
e te dal dolore profondo.