
Sono cresciuta credendoci:
un amore per sempre, la serenità, la gioia.
E’ questa la visione evocata per me
dalla parola che la racchiude: casa.
L’ho capito dopo, che con lui non era casa.
Era così bello che neppur ci pensavo,
con quel suo viso scanzonato e tirabaci.
Pareva tutto un sogno
e, come un sogno, svanì così.
Bastò parlar di casa: e lui svanì.
Ancora non sapevo che gli uomini passano e scappano.
Per dimenticare, una vacanza.
Amo il mare: per far ordine nel cuore e nella mente,
una spiaggia e il sole e io da sola in una stanza.
Ecco, andar lì con nessuna voglia di far niente.
Una sera, una musica festosa,
l’allegria e la folla chiassosa.
Perché no? Ballare e tutte le pene scordare.
Mi butto in pista, ballo da me e per me, nessuno in vista.
S’affianca un tipo che ride e sorride e mi rallegra la sera.
E balliamo, balliamo e balliamo
finché la testa gira e manca l’aria in quella balera.
Usciamo, mi porta giù al mare.
E parliamo, parliamo e parliamo.
Dolce la notte, la luna esagerata, piacevole il passeggiare.
Alla fine ci prova: no, non son così, come una donna che si trova.
Scappo via, mi volto, guardo che non ci sia.
E non so, sì, non so se volevo che fosse lì.
Rientro e son di già pentita:
forse era l’amore e la favola infinita.
Ci fu poi un altro, bello come il ballerino di una sera.
Senza neppure il mare o le stelle,
sotto un lampione spento, neppur la luna c’era.
Un bacio. Un altro bacio, un altro ancora.
Gli fermo la mano: la lezione l’ho imparata sin da allora:
pochi giorni e se ne andrà.
Mi guarda dolce, m’accarezza il viso e non so più come sarà
quando il nome mio, detto da lui, m’inebria e mi dà l’oblio.
Poi i baci veloci, quei baci, tanti baci.
Che si fan lenti, sempre più lenti…
E’ lo sfinimento, amore mio.
Già da lui.
Casa. E di chi è mai questa casa? Mia, tua, nostra.
Ma come ho fatto?
Io nel letto d’uno sconosciuto che forse fa solo un giro in giostra.
Un nuovo giorno, colazione con lui, ancora il letto sotto quel tetto.
Non è solo diletto: è la gioia, è la vita che mi incanta.
Fu invece il dolore che schianta.
Nessuna vita futura: per lui, solo avventura.
La vita non è sempre meravigliosa.
Eppure il cuore non s’arrende.
La sogno ancora, io, la casa.
venerdì 21 marzo 2008
Casa
Pubblicato da
Gianni Montefameglio
alle
3/21/2008