
Mi piaci perché sei vera.
Libera, non la perdi la tua femminilità
tra il bisogno d’affermarti e l’eccessiva grinta.
Seduttiva, quando sai quello che vuoi
ti spendi con tutto il cuore
in delicatezze ed attenzioni senza fretta.
Non ostenti un mantello d’inesistente sicurezza
tessuto con trame di moine
e ordito con piccole astuzie
per farti notare e accettare,
per sopravvivere.
E’ un moto dell’animo, la tua seduzione:
un gesto spontaneo con cui ti porgi.
Seduci così, col cuore.
Intraprendente, non rinunci – tu determinata –
al gusto d’esser femminile:
accogliente, affettuosa, comprensiva.
Sai fidarti, tu, della tua libertà.
Irresistibile il tocco della tua femminilità:
mi piaci perché sei vera.
domenica 25 maggio 2008
Tocco femminile
Pubblicato da
Gianni Montefameglio
alle
5/25/2008
venerdì 2 maggio 2008
Stella cadente

Eccola: la inseguo con lo sguardo.
E’ la mia stella cadente nel notturno agostano.
E il desiderio lo esprimo,
prima ch’essa svanisca lontano.
Vorrei, vorrei.
L’armonia con me stessa e con l’universo intero,
con la terra e il mare e il cielo.
Armonia che somigli
alla gioia sensuale di star sdraiata sulla sabbia al sole,
nel fruscio del vento,
col profumo di salsedine.
Per emozionarmi e per sentirmi viva.
Per sognare.
Occhi all’insù: guardar le stelle.
L’ho colta al volo,
la mia stella cadente.
E’ svanita di già, ma con sé reca il mio desiderio.
Lassù, tra le stelle.
E io, qui, ne avverto l’eco.
Pubblicato da
Gianni Montefameglio
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5/02/2008
Spregiudicata

Lo conobbi quando ormai – carica di anni, tanti –
mi ritenevo giunta alla saggezza nella mia vita già trascorsa.
Lui così estroverso e simpatico e bello e allegro.
Lui così giovane. Lui ragazzo.
Ci misi mesi e mesi prima di far l’amore con lui.
Immaginavo le sue mani su di me e
- toccandomi da sola braccia e glutei –
rabbrividivo e pensavo: non posso.
Io intoccabile.
Spogliarmi fu infine più eroico che erotico.
La passione fu più forte della paura.
Fui felice oltre ogni dire.
Non temevo la concorrenza di avvenenti ventenni.
Non badavo allo scherno degli sguardi ironici di chi scuoteva il capo.
Non temevo neppure d’invecchiar di più e d’essere lasciata.
Era la mia stessa maturità il mio fascino esclusivo
che giocavo con disinvoltura
cercando la mia bellezza negli occhi di lui,
senza chiedergli conferme.
Lui mi amava.
Fui io a lasciarlo.
Perché lo amavo.
Perché non avrei potuto dargli un figlio.
La vita scorre e noi passiamo.
Uno sprazzo di felicità vera a volte accade, anche tardivamente.
Ma alla Natura non la si fa.
Pubblicato da
Gianni Montefameglio
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5/02/2008
Sorelle di sandali

Quella tutta sorrisi e mossettine: per me era la trampoliera.
Io, ampie gonne e scarpe basse, stavo comoda così: donna più vera.
Fu un caso o beffa del destino: io da lei, una sera.
La tipa era gentile e sorridente, vistosa e canticchiante.
La guardo imbambolata, lei tutta raggiante.
Trampoli per tacco, anche in casa - io penso . E’ tutta sculettante.
Tende, tendine, ninnoli e fiorellini: casa sua è in stile barocco.
Tutto arzigogolato, soffice il tappeto: il rosa antico dona un certo tocco.
Guardo attorno, stupita di non trovar un gatto persiano con tanto di fiocco.
Bellissimi, i suoi sandali: semplici, rosso il raso.
Tacchi alti e una fascetta: li provo, giuro, o non rincaso.
L’occhio mi cade lì, e non a caso.
Quella mattina, per controllar le gambe, la gonna m’ero alzata.
Immaginando i tacchi, sulle punte m’ero sollevata.
Strana idea la mia, ma io sempre più tentata.
Poi, durante il giorno, lo confesso, alla tipa io pensavo.
E in certi momenti, credo, perfino sculettavo.
La dico tutta: quell’abitino ormai dimenticato, sì, fuori tiravo.
Se n’accorge, la trampoliera, che i suoi sandali sto a guardare.
Allor le faccio: ma come fai a camminare?
Sorride e se li slaccia: vuoi provare?
Stupita, mi guardo allo specchio: son io davvero che si rinnova?
Gambe slanciate, tutto perfetto: basta sol che un po’ mi muova.
Anche la gonna par aver una sua bellezza tutta nuova.
Mi sento femmina davvero, quasi disinvolta.
A camminar imparerò, una buona volta.
E’ diventata trampoliera amica, quella tipa che verso di me si volta.
Comoda e dimessa, ero la donna del mio stesso atteggiamento.
Mutata la postura, mutata io, in un momento.
E’ un modo nuovo di pensare e di pensarmi: è questo il cambiamento.
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Gianni Montefameglio
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5/02/2008
Sorda

Lo so il tuo mondo, solo tuo.
Il nostro, carico di parole
di cui la mente è piena senza requie.
L’emozione è detta,
il ricordo scritto,
la vita in sillabe.
Il tuo mondo è di silenzio
e non odi mai la voce interiore,
la tua, che non hai.
Non ha parole
il libro della tua vita:
son pagine non scritte d’alfabeto,
in cui hai impresso fraseggianti emozioni
e punteggiature di sensazioni
e parentesi d’odori
e accenti tonici di dolori
e caratteri di tatto
e illustrazioni visive di gesti
nella sintassi senza suoni.
Lo so il tuo mondo.
Ti guardo mentre mi guardi.
Ci vediamo dentro.
E dentro sentiamo insieme.
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Gianni Montefameglio
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5/02/2008
Solo

Son così vasti, dentro di me, certi momenti. E così intensi.
Ciascun istante, prezioso, pare schiudere
il significato segreto
che il tempo - fermo ed eterno -
ha racchiuso in essi:
l’eternità, celata sotto le mentite spoglie della temporalità.
Così vasto, e intenso, il percepire appieno
lo scorrere eterno del vivere,
in quei momenti d’intuizione.
L’animo si colma fino a traboccarne
per lo stupore che sorprende:
la gloria d’un tramonto d’ambra,
la magia d’una notte incantevole di luna,
la meraviglia di un’aurora che divampa silenziosa.
Ma chi sarà spettatrice con me del sublime?
Nessuna mi è accanto
per palpitare con me
di tanta verità e di tanto amore.
Pubblicato da
Gianni Montefameglio
alle
5/02/2008
