venerdì 2 maggio 2008

Spregiudicata


Lo conobbi quando ormai – carica di anni, tanti –
mi ritenevo giunta alla saggezza nella mia vita già trascorsa.
Lui così estroverso e simpatico e bello e allegro.
Lui così giovane. Lui ragazzo.

Ci misi mesi e mesi prima di far l’amore con lui.
Immaginavo le sue mani su di me e
- toccandomi da sola braccia e glutei –
rabbrividivo e pensavo: non posso.
Io intoccabile.
Spogliarmi fu infine più eroico che erotico.
La passione fu più forte della paura.

Fui felice oltre ogni dire.
Non temevo la concorrenza di avvenenti ventenni.
Non badavo allo scherno degli sguardi ironici di chi scuoteva il capo.
Non temevo neppure d’invecchiar di più e d’essere lasciata.
Era la mia stessa maturità il mio fascino esclusivo
che giocavo con disinvoltura
cercando la mia bellezza negli occhi di lui,
senza chiedergli conferme.
Lui mi amava.

Fui io a lasciarlo.
Perché lo amavo.
Perché non avrei potuto dargli un figlio.
La vita scorre e noi passiamo.
Uno sprazzo di felicità vera a volte accade, anche tardivamente.
Ma alla Natura non la si fa.