
Sembrava un viale alberato di sogni perenni,
ben soleggiato d’amore, ventilato da sensazioni vere,
recante all’Albero della Vita,
nell’Eden segreto del cuore.
E’ buio e stretto e cieco, ora, questo vicolo chiuso.
Non v’è uscita, non v’è speranza.
Ogni cosa qui è scoramento e sconfitta.
Sentirsi perduti, con un solo pensiero, sempre quello: perché.
Macerarsi nel perché non indica però la via:
rende il vicolo più buio e più chiuso.
I perché son cosa passata, avvenuta, compiuta:
solo il vicolo è vero, il resto illusione.
Va guardato, questo luogo scuro: è tutto quel che ora rimane.
La sofferenza purifica, se si ha il coraggio dell’accoglienza.
S’apre allora, d’un tratto, la via immensa della pace.
Ed è già quasi serenità, prima di gioie nuove. E inaspettate.
venerdì 30 maggio 2008
Una via c'è
Pubblicato da
Gianni Montefameglio
alle
5/30/2008