venerdì 7 marzo 2008

Libera, per dignità


Eppure diceva d’amarmi.
Nell’intimità mi chiedeva di farlo in modo diverso.
Troppo diverso: lui era perverso.
Ma uno che ama può farmi del male e umiliarmi?

Mi ero spaventata: quel che cercava è troppo forte.
Per la mia dignità sarebbe stata la morte.

Convinta in fondo che m’amasse,
forzando me stessa, ho lasciato che mi guidasse:
se in modo diverso e così perverso voleva amare
non era forse perché sensazioni così intense nessun’altra gli faceva provare?

Il gioco erotico mi piace e il gusto della fantasia è per me intrigante,
ma c’è un confine oltre il pudore e l’imbarazzo:
è la paura, il dolore e la condizione umiliante.

Eppure diceva d’amarmi.
Incattivito, a volte violento, si faceva scuro.
Poi era così dolce che io, stupida, credevo m’amasse di sicuro.
La verità è una sola, sempre la stessa:
l’amavo troppo, fino a scordar me stessa.
E’ pericoloso accogliere ciò che è brutto
e lasciarsi convincere che per amore si può accettare tutto.

Per la vergogna, alla fine mi sentivo in colpa, sporca e sbagliata.
E più difficile era ancor sottrarmi: mi amava, lo giurava,
lo ripeteva ogni volta che voleva fossi da lui guidata.
Il dubbio lo avevo: fa del male chi ama davvero?

Conta per lui soltanto il suo piacere,
che è quello di dominare e di far soggiacere,
per sminuir la dignità altrui e dimenticar così di non valere.

Ero per lui quella che apparivo facendomi trattare in quella maniera.
Non son così, e mi son messa in salvo fuggendo via: dell’amore, lì, nulla c’era.

Divorzio


Non lo vedevo da tre anni,
dopo che per legge fu sancita la separazione.
La nostra storia matrimoniale finita in tribunale,
finita l’avventura d’un amore e sciolta l’unione,
dopo tante liti e tanti affanni.

E oggi si chiude la partita,
giocata con le rivalse e con le incomprensioni,
piena di errori e di rancori.
Si chiude freddamente, senza più passioni.
Si chiude così un’intera vita.

La burocrazia impone timbri e firme per sciogliere un amore.
Nessuno ha vinto in questo armistizio dopo la guerra.
Il nostro amarci profondo era un’arte, e ora lo chiamo controparte.
Volavamo alto, e siam finiti a terra.
Finisce oggi, in carta bollata, una vicenda che ha avuto il suo splendore.

Ti ho visto arrivare, da lontano.
La tua voce, il tuo sorriso spento: tutto è neutrale.
Eccoci pronti: con l’avvocato sediamo davanti al magistrato.
Non c’è dibattimento: vogliono solo la nostra firma finale.
Ma che mai ne sa un giudice assegnato di quando noi ci tenevamo per mano?

Siam fuori, tutto è finito.
Ci avviamo soli, nel disagio.
Ha un senso di niente questa libertà decretata legalmente.
In questa condizione nuova, tu ed io camminiamo adagio.
M’accompagneresti a casa, tu che or più non sei mio marito?

Per te, lo so, è cosa strana, ma la porta ti sto aprendo.
Siam qui di nuovo, tra queste quattro mura.
Che tutto sanno: tradimenti, passioni, amore e inganno,
tenerezza e rabbia, dolcezza e liti, silenzi e poi chiusura.
E non parliamo: forse davvero siam cambiati. O stiam forse solo fingendo.

Siediti un momento, ti offro un calice di vino.
Ti accomodi e un po’ confuso ti guardi intorno:
se pur qualcosa è mutato, molto di familiare è restato.
Se sto bene e son contenta? Mi stringo nelle spalle, mi guardo attorno,
per cacciar via una lacrima, seduta qui, a te quasi vicino.

Devi andare, capisco, non rimani.
Sei già alla porta, ma come ci si saluta dopo la sentenza?
Dici il mio nome, in tono sospensivo. Dico il tuo, nello stesso modo vivo.
Ed è un abbraccio, improvviso e forte. Nel tuo sguardo non leggo indifferenza.
Non dico nulla, ma spero, spero tanto, lo spero, che ancor nostro sia il domani.

domenica 2 marzo 2008

Istintività


Non so ancora se sia sogno che par vero
o tanto sia vero che par sogno:
io, qui distesa al caldo sole
di un mattino estivo
su una spiaggia deserta di finissima sabbia
dorata.
Il mare in calma, nel suo intenso blu.

E’ il piacere immenso di prendere il sole,
il calore sulla pelle, l’olio profumato.
Ed è desiderio di scoprirmi e abbronzarmi:
desiderio di sentirmi più bella.
Davvero è un gran dono questo momento,
nel gusto di poter godere tanta piacevolezza
- in così poca semplicità – da riscoprire e prolungare.
E mi abbandono a gustare fino in fondo
questo appagamento profondo.

Distesa, chiudo gli occhi sull’azzurro celeste
e mi appare un altro cielo, tutto mio,
color dell’ambra e dell’oro, in cui
vagano vive e silenziose piccole galassie luminose.
E’ in questo mio cielo nascosto
che prende forma il sogno indotto
da desideri che la mente lascia passare
nella spontaneità ritrovata
della naturalezza delle emozioni.
Così, nel piacere diffuso dal calore solare sulla pelle,
accolgo grata ogni sensazione
che or vivo intensamente.

Visioni di luce e luminosità percepite.
Profumi di mare con un che di sensuale.
Lo sciabordio calmo del mare.
Sapori istintivi.
Sensazioni corporee sulla sabbia calda o dorata.

Nel sogno prende quasi forma una presenza seducente,
invisibile, magica, irresistibile.
E i miei sensi
iniziano una danza.
La danza dei veli.

Io amante per rabbia


Vedi, donna come me offesa,
che gravi parole d’altri tempi io uso:
io amante, tu sposa tradita, lui tra di noi adultero.
Ho una gran pena per questo mondo libertino
che libero si crede cambiando nome alle brutture.
Non ti chiedo, signora, di perdonare
me e lui e quello che abbiam fatto.
Non ho la spudorata sfrontatezza
di chiederlo a te,
profondamente ferita nell’anima.
Vorrei solo tu capissi, per averne pietà,
cosa ha mosso me che ho accettato d’esser amante.
Sai, non devi pensare
a chissà quali follie amorose.
Vuoi saperlo? L’ho fatto per punirmi e per distruggermi.
Ero appena stata lasciata da un altro uomo, che amavo davvero:
ero stata solo un suo giocattolo per un’avventura.
E m’ero convinta poi che nulla meritassi,
se non di soddisfare i capricci maschili.
Ho scelto il peggio: son diventata amante.
La tua sofferenza la so, anche se fino in fondo, no.
Ma tu, ora, non aggiungere astio al mio dolore.
Sconto già il mio peccato, come è giusto.
E’ una gran fatica disprezzarsi di giorno in giorno
per non aver detto di no,
salvando me dall’abbruttimento
e te dal dolore profondo.

Consapevolezza


Oggi.
Un altro oggi.
Ma questo oggi lo voglio accompagnare,
arrendendomi ad esso: non gli sarò antagonista.
L’ho accolto sin dal mattino presto,
quasi l’attendevo,
quando il sole che sorgeva
lo rischiarava piano di luce e di magia.
Un nuovo giorno.
Un giorno nuovo.
Ne assecondo con dolcezza
lo scorrere tacito
nelle ore senza rintocchi.
Nel silenzio ne avverto la bellezza.
Nella calma ne colgo il significato.
Mi arrendo a questo oggi.
E i miei gesti e il mio sentire
si fanno a tratti preghiera senza parole,
nella consapevolezza dell’oggi che vivo.

Il mio cuore, il mio ventre


Senza di lui sarebbe dolore e rabbia, e lancinante senso di vuoto.
Lui che mi travolge nelle emozioni, lui che mi stravolge nei sensi.
Bruciante è la passione, nella fisicità che si fa tempesta e toglie il fiato.
Colgo il suo odore: ed ecco, già il fiume è in piena.
Lui impegnato con l’altra: eccita il desiderio, per trasgressione e per rivalità.
Io lo amo: lo amo col ventre.

L’altro, così diverso: protettivo e tenero e sol per me.
Con lui sorrido, con lui sto bene: lui riposante.
E lui libero, lui tranquillo, appagante nell’amore quotidiano.
Lasciarlo, davvero no: è la mia serenità amorosa.
Nel far l’amore è dolce, non perdo la ragione e mi rimane il fiato.
Io lo amo: lo amo col cuore.

Lei non comprende


Lei è giovane e carina, aggraziata e brillante, dolce e sognante.
E innamorata. Perdutamente.
E cieca: guarda e non vede.
E sorda: ode e non sente.

Lo guarda, trasognata: bello, simpatico, affascinante.
Guarda invece le amiche di lei, lui, e le corteggia.
Lei, divorata dalla gelosia, nell’angoscia di perderlo.
Lui che suscita in troppe lacrime e sospiri.

Lui, superficiale e vuoto.
Lei che spera di cambiarlo.

E lei che non capisce e non sa che gli uomini non cambiano.
Lei che non comprende: lei innamorata.
Lei che soffrirà soltanto.
Perché, se è vero che gli uomini non cambiano,
è vero che le donne non lo capiscono.