domenica 27 aprile 2008

Sei come il mare


Che hai, triste amica mia?
Il risveglio del mattino pare un rigirarsi ancora
tra i recenti sogni di un letto che non dà riposo.
Un’alba di malumore, che non rischiara,
trattiene il grigiore dei tuoi pensieri.
Lo specchio, poi, riflette quel che celi:
un non piacerti che l’acqua non lava.
E ti maceri, quasi esausta, incapace di correggere
nervose sensazioni che ritornano
come ricci ribelli che la spazzola non doma.

Lascia tutto lì, amica mia – il mondo delle cose.
Ti porto per magia altrove: andremo per mari.
Guardalo, questo mare:
riflette sole e luna, cielo e nuvole:
or è calmo, or è burrascoso;
a volte si fa oceano, altre distesa;
sa essere gelido, si fa caldo;
notturno, solare, invernale;
s’imbroncia e poi si calma.
Ha tanti e tanti nomi,
nomi stranieri che le genti gli danno.
Guardalo: non è sempre bello?
E’ lo stesso mare:
sempre lo stesso, eppur sempre diverso.

Il tuo animo è come il mare, amica mia.
Sempre te stessa, sei sempre diversa.
Tu sei unica.
In ogni istante, unica e diversa.
Sei tu.
Non c’è prima, non c’è dopo:
c’è l’attimo – irripetibile – del durante.