
Erano all’interno dell’Aeroporto Malpensa di Milano. Le ventitrè e trenta. Trovarono un posto tranquillo dove sedersi, davanti alla vetrata che dava sulla pista. Al di là dei vetri, grossi aerei decollavano muti con i loro potenti fari accesi.
Vera, seduta accanto a Iul, reclinò il capo sulla spalla di lui. Iul le circondò le spalle con un braccio, tenendola stretta a sé. Rimasero così per alcuni minuti, in silenzio. Quando le uniche persone vicino a loro – una famigliola con due gemelline – si furono alzate dopo aver udito la chiamata del loro volo, Iul attese ancora un po’, poi disse con voce calma e dolce:
“Il tuo cassetto, dunque?”
Vera rimase in silenzio e Iul si impose di non parlare, sapendo che se avesse rotto lui il silenzio avrebbe compromesso tutto.
Quel silenzio poteva essere per Iul imbarazzante, ma per Vera divenne insostenibile.
“Il mio cassetto…”
“…e i suoi segreti…”
“Già.”
Si era ricreato lo stesso silenzio, ma Iul sentiva che era stato fatto un passo avanti: lo rivelava quel già di lei. Tacque di nuovo, in attesa.
“…Quando scoprii che Dani aveva un’altra, quello fu il periodo più brutto della mia vita. Ero disperata, non sapevo che fare. Lui negava e io dovevo sapere a tutti i costi. Un giorno incontrai per caso un mio vecchio collega, un tipo strano, uno di quelli che ha una ragazza dopo l’altra. Insomma questo fa l’ironico, fa delle insinuazioni su Dani, si diverte a vedere quanto sto sulle spine, capisce che voglio sapere a tutti i costi…”
“Continua…”
“Quando lavoravamo insieme, anni prima, mi era sempre stato dietro. Mi parlava di casa sua, di come era fatta, di come aveva arredato una stanza tutta particolare…”
“Particolare?”
“Sì, ti ho detto che Ran era strano. Ran è il suo nome.”
“E che aveva di particolare?”
“Una stanza buia, con luci soffuse, profumata con incensi, con tendaggi colorati, tappeti… e un letto reclinato su cui legava, ma senza violenza, la sua conquista del momento, usando dei veli leggeri e colorati, profumati.”
“La conosci bene, la stanza.”
Lo aveva detto badando attentamente a non dare un tono di ironia o di biasimo alla frase. Vera lo recepì e continuò a parlare.
“Ero come impazzita, dovevo sapere, sapere a tutti i costi. Sì, ci andai.”
“Più di una volta?”
“Sì… due o tre volte.”
“Poi?”
“Ran? Oh, quello era un cretino… più visto né sentito. Ma seppi che lei si chiamava Maya, una collega di Dani, insegnante di inglese. Pensa, la avevo anche ospitata a casa nostra, una volta. Una bionda, un po’ grassoccia, non proprio bella… ora parlarne non mi fa più nulla… ricordo che quando venne a casa mia, quella volta, notai che aveva delle belle gambe. Era seduta sul divano, con le gambe un po’ di lato… aveva un che di sensuale. Comunque, Dani negò sempre, diceva che era solo un’amica. Io rischiai l’esaurimento…”
“E come andò a finire?”
“Con Dani, male. Per un po’ continuammo ad avere rapporti intimi, per me era una specie di rivalsa su Maya, un modo per non lasciarlo a lei. Ma poi lo disprezzavo troppo e diventammo estranei. Lui andava e veniva, sempre calmo e sicuro di sé, come se niente fosse. Non lo credevo capace di arrivare alla bassezza a cui arrivò.”
Iul comprese che Vera alludeva ad altro.
“Cosa accadde?”
La teneva sempre stretta a sé, continuando a circondarle le spalle con un braccio. Lei teneva la mano libera di lui tra le sue, sfregandola nervosamente. Iul sentiva, nonostante la concitazione del momento, la morbidezza delle mani di lei, e quel contatto gli dava piacere. Avvertiva anche il leggero sudore nervoso di lei: il suo odore lo conturbava. Non era strano che provasse in quel momento il desiderio di fare l’amore con lei?
“Poi accadde una cosa che non mi fa onore…”
“Non essere dura con te stessa, Vera.”
“Dura? Sono da disprezzare, altro che dura. Mi disprezzerai anche tu…”
“Cosa accadde?”
“Ero frustrata, avvilita, depressa… annientata. Forse ero troppo vulnerabile, in quel periodo, non so… Insomma, conobbi un ragazzo.”
“E cosa c’era di disprezzabile in ciò?”
“Ho detto…ragazzo. Questo rendeva la cosa disprezzabile, la sua età.”
“Era così giovane?”
“Sì, molto più di me. Aveva solo diciannove anni.”
“E come lo avevi conosciuto?”
“Dal parrucchiere. Portava i capelli un po’ lunghi, era lì anche lui. Era simpatico, maturo, un bel ragazzo. Sapeva ridere e scherzare, era disinvolto. Chiacchierammo piacevolmente. Poi, usciti, mi invitò a bere qualcosa. Mi divertiva, mi distraeva, non pensavo minimamente a quello. Alla fine, usciti dal bar, mi baciò. Ne fui sorpresa, non me lo aspettavo.”
“A cosa alludevi parlando della bassezza di Dani?”
“Ah… al fatto che Dani sapeva di Dror, il ragazzo. Glielo avevo detto io. Lui non aveva fatto una piega. E una sera in cui Dani era rientrato tardi, gli feci una scenata tremenda di gelosia. Piangevo, urlavo. E lui, per calmarmi, sai che fece? ‘Non fare così, dài’, diceva. E poi mi disse di telefonare a Dror, di uscire con lui. Arrivò al punto di dirmi: ‘Dammi il suo telefono, te lo chiamo io, dài…’”
“Capisco. …E con questo ragazzo quanto è durata?”
Vera rimaneva in silenzio. Iul capì.
“Dura tuttora?”
“Non proprio… ci vediamo ogni tanto.”
“Deve essere una persona speciale, allora.”
“Direi particolare… Ora è fidanzato, fa l’ultimo anno di università. Vedi, in quel periodo mi sentivo finita, brutta, come se a nessuno importasse di me. L’interesse di Dror mi lusingava: lui così giovane e bello, che poteva avere le ragazze che voleva, lui si interessava a me… Poi si confidava, mi aveva detto del suo problema. Lui soffre di eiaculazione precoce, ma con me non gli è mai accaduto, nonostante sia sempre focoso e non tanto delicato.”
“Lo ami?”
“Nooo!”
“Una questione di sesso, allora?”
“Per me non è possibile che ci siano solo questioni di sesso. Non sono così.”
“Cosa ti piace di lui, allora?”
“Piace… forse meglio dire piaceva. Ci vediamo raramente. E l’ultima volta ho trovato una scusa per non uscire con lui… Avevo già deciso di interrompere questa relazione. Comunque, mi piaceva il fatto che si interessasse di me. E a volte mi faceva tenerezza, come quando si aggiustava gli occhiali spingendoli con un dito sul naso…”
“Che altro, Vera?”
“Non ti basta?”
“E prima di scoprire che Dani ti tradiva, tu gli eri fedele?”
“Sì, a parte Iosèf. Ma quella è una storia vecchia.”
“Prima di Dani?”
“Lo conoscevo da prima, sì. Lui era già sposato. Conoscevo bene anche la moglie, una donnetta insignificante. Poi ho conosciuto Dani.”
“E hai continuato a vedere Iosèf?”
“Per un po’, sì… poi si è ammalato, ora non può più quasi muoversi.”
Iul rimase in silenzio. Vera era pallida, aveva perso il suo sorriso, sembrava avesse cambiato addirittura fisionomia, pareva invecchiata e stanca. Attorno a loro continuava a non esserci nessuno. Già da un pezzo avevano smesso di accorgersi della gente che andava e veniva. Non sentivano neppure più gli annunci degli altoparlanti.
Vera si era staccata da lui. Aveva perso ogni vitalità. Alla fine disse:
“Dimmelo.”
“Cosa?”
“Che sono una… Dimmelo.”
Iul ignorò la provocazione di lei. Le disse:
“Vediamo di riassumere il concetto di tutto… E’ come se tu, potendolo, avessi detto a Dani: ‘Tu sei il mio compagno, mio e basta. Io faccio quello che mi pare, ma tu devi stare al tuo posto accanto a me, senza nessuna Maya o altre’. E’ così?”
“Sì.”
Iul la guardava senza giudicarla. Nel suo sguardo tranquillo non c’era accondiscendenza, ma neppure giudizio.
“Dimmi cosa pensi di me.”
“Io non ti giudico, Vera.”
“No?”
“No. E poi…”
“E poi?”
“E poi… poi, sono innamorato di te.”
Non se lo aspettava. Ebbe un risolino nervoso, provando imbarazzo e insieme sollievo.
“Cara signora… le va un caffè? Credo ci voglia.”
“Sì, ci vuole.”
Al bar Iul cercò di distrarla dai pensieri, insistendo perché prendesse un dolce insieme al caffè.
“Tu non ne vuoi?”
“No.”
“E perché insisti con me?”
“Per viziarti, cara.”
venerdì 1 febbraio 2008
VERA - 9. Una rivelazione
Pubblicato da
Gianni Montefameglio
alle
2/01/2008