venerdì 1 febbraio 2008

VERA - Prologo


La vidi per la prima volta la notte scorsa. Nel villaggio c’era un gran movimento: tanta gente come non se ne era mai vista. Tutti parevano risentire di una atmosfera quasi magica e incantata, come nell’attesa di un evento. Ciascuno era preso dalla propria occupazione, eppure sembrava fossero tutti lì per qualcosa. Anche lei era lì per questo?
C’era un gran movimento nel villaggio illuminato. Luci tenui e delicate e limpide, nel freddo della notte invernale. Una luce particolare, discreta, illuminava lei. O era il suo sorriso appena accennato che le conferiva quella luminosità così pura?
Rumori e suoni di un villaggio operoso, percepiti più nitidi in quella notte inconsueta. Il picchiettare di un martello, note acute e metalliche sull’incudine; la sega del falegname, parodia di una viola; un ciabattino che ritma un suono come di nacchere; una tessitrice che ordisce fili d’arpa; il mormorare di un coro d’acque di ruscello; il belare solista tra il gregge di un pastore. E su – nel cielo blu notte – un firmamento di stelle, tacite spettatrici. E lei era lì, tra quei suoni che non s’udivano quasi più se solo la si guardava. Era una musica o il canto sereno del suo cuore quella melodia così dolce che accompagnava il suo passo?
Profumi. Aromi di muschio frammischiati a sentori di terra umida e notturna. Odori di paglia. Delicatezze di fiori percepite tra erbe bagnate di rugiada. E una fragranza calda e dolciastra, buona, che si diffondeva dai tre pani che ella recava su un piccolo asse tra le sue mani. Era quello il segreto della sua serenità?

Personaggi di un villaggio divenuto popoloso e operoso in una notte magica e stellata in cui sta nevicando. Personaggi di un sogno o di una favola. O di un evento così vero e reale che pare un sogno. E lei. Bella come una statuetta. Vera come una donna vera. Lei nella notte, apparsa lì a tarda notte. Non so il suo nome. Né so se sia la fornaia di quel villaggio, Betlemme, che significa casa del pane. Mi piace chiamarla Vera. Vera come una donna vera. Bella come una statuetta.
La vidi per la prima e unica volta la notte scorsa. A tarda notte. Indossava un abito blu, lungo. Un fazzoletto - anch’esso blu, con pallini bianchi – le copriva i capelli e le ornava il viso. Un sorriso lieve, appena accennato, da cui traspariva la sua serenità come una melodia che cantava nel suo cuore. E recava tre pani caldi e fragranti, su un piccolo asse che teneva tra le mani. Bella e semplice, nel suo abito blu. Vera.

Accadde la notte scorsa. A tarda notte. La vidi. E lei non mi vide. A cosa stava pensando? Quali erano i pensieri del suo cuore? Era bella come una statuetta, vera come una donna vera. E io che la vidi avrei voluto essere, per un momento almeno, un suo pensiero.