
Mica è cosa da poco: è difficile trovar l’incastro giusto in questo gioco.
Andar per negozi, in due o tre, e provar tutto,
aver qualcuna che con una smorfia ti dice che è brutto.
Far prove tra ragazze prima d’andare ad una festa,
domandar cosa indossare per esser bella e non sembrare mesta,
scambiarsi sandali e magliette, magari anche le perline che hai in testa.
Quelle amiche son per me molto preziose, in certi momenti cruciali.
Son le amiche a cui affido i giudizi anche sui particolari.
Ci vuol fiducia assoluta, e per me ce n’è voluta.
Non è affidamento concesso a prima vista o di primo acchito:
siam diventate consulenti fedeli dopo anni in cui lealmente abbiam servito.
Non è richiesto che siano amiche anche nel resto delle cose della vita.
Un loro piatto forse non lo vorrei, neppure se come una regina io fossi servita.
Ma nell’abbigliarmi, tra delizie e paranoie, è con loro che gioco la partita.
Conoscono della mia persona – e son tanti – tutti i punti belli.
Sanno anche i difetti – e son pochi, quelli.
Loro son per me insostituibili, e le lor sentenze inappellabili.
Ci vuole abilità per entrar nell’altra con grazia e disinvoltura,
occorre affinità nell’interpretare la sua immagine e la sua postura.
Con diplomazia, alterniamo silenzi a franche spiegazioni,
concediamo a volte piccole e rare contrapposizioni,
ma solo su personali e marginali questioni.
Un’amicizia così nasce da un’onestà davvero collaudata:
si è ammesse solo dopo conferme e conferme di lunga data.
E’ nel dir sempre la verità che si misura la sincerità.
Una amica vera sa trattenerti anche con la forza
se stai per acquistare un capo che ti fa sembrare una scorza.
Con amiche così, senti il bisogno – grata – di ricambiare,
ma è delicato il momento in cui scegli cosa regalare:
se sbagli colore o taglia o forma, è la catastrofe e non sai più che fare.
L’amicizia può allora finire d’incanto e rimanere solo di facciata,
magari per la paura che tu vada in giro a rivelare dove lei è smagliata.
Il segreto, si sa, va sigillato, se vuoi che il rapporto non venga alterato.
Ma se la lealtà è confermata, giocar così tra noi è assai carino:
vestirci, truccarci e pettinarci vicendevolmente, godendo nello starci vicino.
La stanza in cui avviene la magia è luogo sacro, luogo proibito:
vietata la maschile presenza, ogni uomo è bandito.
Intanto perché giriamo nude, senza vestito.
E poi perché la biancheria che abbiamo indossata
può esser così sciocca da non poter essere mostrata.
Un uomo, infine, non ne capisce nulla, e, se richiesto, dà una risposta fasulla.
giovedì 3 gennaio 2008
Agghindarci tra di noi
Pubblicato da
Gianni Montefameglio
alle
1/03/2008