sabato 12 gennaio 2008

Messaggi allusivi


L’idea mi scattò in testa una sera, in un locale.
Non son meno bella della mia amica, e lei non è che sia più gioviale.
Eppure, uscite dopo aver gustato al bancone un affogato,
lei aveva in mano un nome col telefono, io lo scontrino accartocciato.

Questo accadeva ogni volta, costantemente,
così ci riflettei con calma e seriamente.
Conclusi che non era sempre per via della sua camicetta con vista:
accadeva anche quando indossava magioni da sciatrice primatista.

E non era il fascino delle sue parole, no, neppure:
pur se stava zitta, i maschi le prestavan sempre mille cure.
Pensa e ripensa, frulla e rifrulla nella mia testolina,
capii tutto, e così decisi, una mattina.

Ormai convinta che fosse per via della comunicazione non verbale,
cercai nelle Pagine Gialle, e alla fine lo trovai sul giornale:
corso intensivo di stile e di comportamento,
per mandar messaggi subliminali quando è il momento.

Ci divertimmo un mondo, facendo prove e controprove,
poi l’attestato finale, dopo aver saputo tutto sul come una donna si muove.
Ora so che rossetti e tacchi a spillo contano poco o quasi niente:
importante è saper lanciare il messaggio che dice: Io sono caliente.

Ero ansiosa di uscire e di mettermi alla prova.
Accadde una sera, ad una festa a cui andai nella mia veste nuova.
Per cominciare, presentata ad un tipo mica male, che non volevo scartare,
sfoggiai un sorriso più che solare, stringendogli la mano senza mollare.

Sapevo però che più di tutto contava la falcata,
così mi avviai decisa in una spettacolare camminata.
Avrei di sicuro avuto gran successo nel mio procedere diretto,
se i miei maledetti alti tacchi avessero retto.

Ma mi ripresi in fretta e proseguii la passerella,
mettendo i piedi uno davanti all’altro, come fa una modella.
Disinvolta e femminile, camminavo al centro, tutta estasiata,
e son certa che nel mio ingresso in scena tutti mi abbian notata.

Avevo appreso che due attributi son della sensualità l’essenza:
trasmettere una sensazione di calma e di confidenza.
Ma mi ci dovrò applicare di più ancora,
perché nulla accadde, neppure dopo un’ora.

Però, i miei occhi mai han dialogato col pavimento:
non ho abbassato lo sguardo neppure per un momento.
E le braccia non le ho tenute incrociate sopra al petto,
il mio approccio era disponibile e diretto.

Al seminario ho imparato un trucco per spopolare:
fingere di cercare con lo sguardo qualcuno che conosco e così continuare.
E’ accorsa la mia amica, credendo cercassi il cameriere e volessi un sorso.
Beh, lei non sa nulla: mica ha frequentato il corso.

Poi mi son seduta in un certo modo, sfogliando una rivista e le illustrazioni:
sapevo che il modo di sedere e di sfogliare val più di mille allusioni.
Di nuovo la mia amica, quella scema, che mi chiede se mi sto annoiando.
Uffa, questa della comunicazione non sa né il come né il quando.

Alla fine, sono andata in bagno a riprovar lo sguardo sensuale,
guardandomi allo specchio, stando un po’ di laterale.
Occorre esercizio, se no ti vien l’occhio da tramortita panterona,
e se vien male sembri una finta sorniona.

C’ero quasi riuscita, l’occhiata mi veniva bella,
quando è entrata una tipa tutte curve: antipatica, quella.
Mi ha guardato in modo strano e assai perplesso, son sicura.
Io neppure l’ho degnata, e ho fatto finta di ritoccar le labbra con disinvoltura.

Rientrata in sala, ero tutti sorrisi, pronta a far da preda.
E misi in atto la strategia appresa, in men che non si creda:
calarsi nel ruolo di un immaginario film, come unica sensuale protagonista.
Possibile però che fossero tutti occupati, per questo non mi han vista.

Nella lezione dedicata all’uso dei simboli dei colori,
avevo appreso che il rosso comunica passioni e ardori,
e che il bianco trasmette il senso dell’amore libero e aperto.
Mi son sentita un po’ Babbo Natale, però avevo un po’ di coscia allo scoperto.

Il capitolo dei gesti sinuosi ed eleganti lo avevo imparato a memoria:
raccontar nelle movenze la mia sensualità e la mia storia.
Così mi son messa a giocare con i miei capelli, accarezzando il collo.
Mi si avvicina allora un gran fusto, e per l’emozione quasi barcollo.

Sorride e dice, con una voce che mi fa battere il cuore: Fammi un favore…
Che intraprendente: già allude a intimità piene d’ardore!
Mi mette un biglietto in mano: sarà il suo numero e il suo nome. Che pigmalione!
Se posso darlo alla mia amica, per gentilezza, alla prima occasione.