Caro diario,
provo un’oscura vergogna.
Quello che accade non mi piace: son diversa.
Mi vien da piangere, così come ora, per la tristezza.
Non mi fido più di nessuno. E la mia amica, lei, non la voglio più.
Quel nostro parlar di cose scabrose mi par ora così volgare.
Le altre amiche, poi, son tutte sconce.
Solo tu, diario, sei la mia salvezza.
Lo sai? Ti rileggo spesso e mi commuovi.
Son forse malata? Non so.
Ieri son rimasta per ore alla finestra, a guardare il cielo.
E a meditare.
E’ così bella la preghiera: una purificazione,
dalla sporcizia e dalla dannazione.
Par che tutti mi guardino e che sappiano.
E vorrei aver abito di novizia, per esser sempre in pace.
Mia madre, la sola che sa, non mi spiega il mio castigo e la condanna.
Dice che ormai son donna, ma che vuol dire?
I maschi li odio: son così stupidi e sporchi.
Anche papà è uguale: mi dà il disgusto quando mamma lo vedo abbracciare.
Sto diventando brutta: meglio così: non mi guarderanno.
Ecco, caro diario, la mia vita è questa, ora.
Il vestito è ancor quello da bambina, dentro si trasforma in donna.
Il suo umore è un’altalena:
sale veloce verso i capricci,
ridiscende verso le coccole,
risale in un’aria maliziosa.
E’ il suo primo incontro con la femminilità.
Non sanno i grandi
il suo imbarazzo e la vergogna
nel dirle che ormai è donna,
non sanno la sua voglia di sprofondare in quel momento.
Disorientata lo sarà, dalle sue stesse sensazioni.
Si scopre più alta e già si gonfia sotto la maglietta il seno.
Non rifiutare, piccola donna, il tuo corpo.
Che le tue compagne ti vedano non è vergogna.
Eppure è anche il tempo del pudore e del coprirsi, senza ostentare.
Vorrà presto vestire come le sue amiche.
Sbaglierà sua madre se le dirà che ancor è piccola
e dei suoi gusti riderà.
Se non capirà, solo il suo mutismo otterrà.
Se comprenderà, l’accompagnerà e con lei sceglierà.
Crescerà, e il suo primo bacio darà: chissà se sarà come l’avrà sognato.
A sua madre mai l’avrebbe raccontato, ma lei lo scoprirà:
sarà per il sentirla confabulare con la sua nuova amica del cuore.
Ancora sbaglierà, invadente, se vorrà sapere: non è la sua confidente.
Ma se turbata la vedrà e le parlerà,
più di cento sue amiche lei varrà.
Non temere, piccola donna.
E non isolarti mai.
Crescere è bello.
Sì, è bello.
domenica 27 gennaio 2008
Così piccola, così donna
Pubblicato da
Gianni Montefameglio
alle
1/27/2008