domenica 27 gennaio 2008

Casa con ospite


Ho un ospite fisso, in casa: lui, l’uomo che ho sposato.
Vive in queste stanze come uno che balla e non sa le danze.
Ogni giorno scopre cose nuove: il posto solito di cose che non ha trovato.

Cerca il suo maglione e non lo trova.
Ma è lì, nell’armadio, sempre quello: certo non va, da solo, allo stadio.
E’ un maglione ubbidiente, senza vezzi di trovarsi una collocazione nuova.

A tavola chiede il sale e l’ha davanti agli occhi.
Passano gli anni e ancor non mi capacito, per quanto mi affanni:
non so come viva qui da tempo e ogni volta lui si blocchi.

Le mie amiche, consolanti, mi rassicurano con decisione:
son tutti così, smarriti, son fatti così i nostri mariti.
Io, però, ancor non so farmene una ragione.

Le faccende di casa, poi, sono un tasto dolente.
Se io son stanca e fa la spesa lui, spende il triplo e tutto manca.
Così sospiro e sorrido paziente: faccio io, dai, non fa niente.

Ieri sera cercava lo zucchero, il mio consorte adorabile.
Rido o lo maltratto con rigore? Alla fine sbotto: è nel congelatore.
E, senza batter ciglio, lui lo apre. E guarda dentro. Impassibile.