
Ho un ospite fisso, in casa: lui, l’uomo che ho sposato.
Vive in queste stanze come uno che balla e non sa le danze.
Ogni giorno scopre cose nuove: il posto solito di cose che non ha trovato.
Cerca il suo maglione e non lo trova.
Ma è lì, nell’armadio, sempre quello: certo non va, da solo, allo stadio.
E’ un maglione ubbidiente, senza vezzi di trovarsi una collocazione nuova.
A tavola chiede il sale e l’ha davanti agli occhi.
Passano gli anni e ancor non mi capacito, per quanto mi affanni:
non so come viva qui da tempo e ogni volta lui si blocchi.
Le mie amiche, consolanti, mi rassicurano con decisione:
son tutti così, smarriti, son fatti così i nostri mariti.
Io, però, ancor non so farmene una ragione.
Le faccende di casa, poi, sono un tasto dolente.
Se io son stanca e fa la spesa lui, spende il triplo e tutto manca.
Così sospiro e sorrido paziente: faccio io, dai, non fa niente.
Ieri sera cercava lo zucchero, il mio consorte adorabile.
Rido o lo maltratto con rigore? Alla fine sbotto: è nel congelatore.
E, senza batter ciglio, lui lo apre. E guarda dentro. Impassibile.
domenica 27 gennaio 2008
Casa con ospite
Pubblicato da
Gianni Montefameglio
alle
1/27/2008