
Non m’interessa cercar me stessa.
Ancor ragazza avevo già tutto,
mai mi son tirata indietro.
E oggi, non più ragazza, di certezze ne ho.
Le prove della vita le ho guardate in faccia:
occhi negli occhi, per affrontarle a viso aperto,
per viverle fino in fondo, toccandole con mano.
Non fu per destrezza, ma per consapevolezza.
La prima vera crisi fu quando lui mi lasciò,
lui, il mio grande amore.
Mi misi a letto e dissi: Sono malata.
A chi cercava di distrarmi nell’intento d’aiutarmi,
io dicevo: Lasciatemi vivere la mia malattia,
lasciate che il mio cuore viva il suo dolore.
Col tempo si guarisce: eternamente mai non si patisce.
E per riprendere poi una vita nuova e normale,
occorre prima che il lutto sia totale.
Venne poi il turno mio d’abbandonare, ed ero io,
io, il suo grande amore.
Mi sentivo vuota e schiacciata,
ma non pensai, nella mia mente, di cercar me stessa.
Quale io mai cercare se il me cambia continuamente?
E’ la grandezza dell’animo femminile: aver mille sfaccettature.
Quale io mai dovrei cercare? Quale me potrei trovare?
Potrei amare per vedermi riflessa nello sguardo di lui,
ma potrei perdere una parte di me perdendomi nel suo sguardo.
Son più di mille le sfaccettature.
E’ la complessità dell’animo femminile:
gli uomini ci dividon in categorie,
e non sanno che noi siamo – ciascuna di noi – tutte le categorie:
donna, sposa fedele e infedele amante, mamma e lavoratrice,
devota e prostituta, massaia infaticabile, stanca e stremata,
coraggiosa e con mille paure, concreta e sognatrice, bugiarda e pur sincera,
e ancor donna.
Dentro di me c’è una tale energia emotiva
che devo controllare in me anche la fantasia.
Forse per questo son precisa e ordinata.
Ma cercar me stessa, no, non mi interessa.
Non ho una mia identità precisa:
in me son tante donne, e io ascolto – di volta in volta – quella che sento mia.
sabato 12 gennaio 2008
Non mi interessa
Pubblicato da
Gianni Montefameglio
alle
1/12/2008