
Felicità è forse per me parola troppo grande.
Cosa, alla fine, possa rendermi contenta, non so.
Devo pensarci, rifletterci un po’.
Al mondo ci son talmente tante pene
che non so cosa mi faccia star davvero bene.
Prìncipi e castelli eran sogni fiabeschi di un futuro avvenire.
Oltrepassata la china, che rimane del passato e della vita che va a finire?
Ricerco allora in me, in un gesto o in un momento,
ciò che mi dà serenità e appagamento.
E’ curioso come emergano ricordi vivi
quando la mente evoca vissuti che credevi dimenticati:
son di nuovo qui, presenti e intatti, e tu li rivivi,
ripescati nella memoria e nei suoi anfratti.
Già da bambina amavo passeggiar nel bosco,
toccare erbe e piante, annusare odori boschivi,
ascoltare rumori e suoni di selva,
perfino accarezzare e abbracciare un tronco.
Ancor oggi – e sorrido – sento a volte il bisogno
di lasciar tutto per attraversare un bosco,
per calpestare l’erba e respirarne l’odore forte.
In quel silenzio, in quella quiete odorosa e a tratti scura,
ritrovo il mio albero segreto: lo abbraccio, mi fa sentir sicura.
Non so se sia il bosco dell’infanzia, non so.
Forse è quell’albero, solo mio, che cresce silenzioso insieme a me.
Un po’ ruvido, ma così caldo e così vivo.
Tace, sapiente.
Ma partecipa – lo sento.
Partecipa con me.
venerdì 25 gennaio 2008
Piccole grandi gioie
Pubblicato da
Gianni Montefameglio
alle
1/25/2008