venerdì 25 gennaio 2008

Era la mia amica


Mi fa tanto, tanto male.
Eravamo inseparabili, e lei era speciale.
Eppur mi ha sorpresa.

L’amicizia forse s’è rotta gradualmente,
s’è spenta a poco a poco, scivolando pian piano nel niente.
Gli incontri rarefatti,
quel parlar poi vagamente dei fatti,
senza più approfondire.
Eppur c’era intima confidenza.
Non lo so se fu per colpa di quel litigio improvviso:
le urla e le lacrime celavano forse antiche incomprensioni.
D’un tratto il rapporto non fu più vivo,
svanito in tristi e amare sensazioni.
Eppure era così unico, così esclusivo.

Rimane or la delusione,
finanche il dubbio d’aver sbagliato in qualche occasione.
Rimane l’imbarazzo d’essermi svelata nell’intimità,
la rabbia che il torto subito mi dà,
la sensazione sgradita d’esser stata tradita.

Protagonista della mia vita, io vibrante e viva,
affidavo a lei desideri, bisogni e aspettativa.
L’alleanza doveva esser per sempre,
le conferme dovevano venire in continuazione,
ma ora c’è solo lo sconcerto e la disperazione.

E ci penso e ci ripenso,
rimugino e rimugino.
Ho perso una parte di me.
Non so se la riavrò, non so come e non so se.

Lei è cambiata, e non la riconosco.
O forse ero io a non veder il suo lato nascosto.
Mi rispecchiavo in lei, mi sentivo sicura:
chissà che non ne facessi solo la mia controfigura.
Ora vedo sgretolarsi la sua immagine, la sua figura.
Lo so, ognuna ha il suo lato oscuro e misterioso,
ancorato alla propria intimità e difficilmente condiviso,
ma è lo stesso doloroso questo rapporto reciso.

Un pizzico di competizione, tra donne, è naturale,
ma forse fu per invidia che lei divenne mia rivale.
Ultimamente mi faceva davvero star male:
parlare con lei che mi conosce così bene,
fingendo che tutto fosse normale,
era angoscioso, mi procurava fitte pene.

M’aspettavo fedeltà e sincerità.
E ora incolpo solo me stessa.
Per la mia ingenuità.