
Voglio raccontar me stessa, superando il riserbo, e svelarmi.
Nello studio privato del mio animo riservato,
mi dipingerò sopra la tela della mia mente,
usando i colori ben ricercati con cui ricerco sempre me stessa,
apponendo tinte lievi, consapevole della mia fragilità.
L’aspetto sarà normale:
calzoni e maglia blu, nella colorazione della notte, al naturale.
Il trucco anche sarà normale.
Una signora, sì, del tutto normale.
Restia a parlar di me, rivestirò così la mia intima intensità.
Mi svelerò a tratti, nel mio stile personale e a modo mio.
Si potrà cogliere così, in un sorriso, una certa mia disponibilità,
pur riservata, nel mio aprirmi con difficoltà.
Al fondo del quadro della mia vita ci sarà il mare dei mutamenti.
E in esso un’onda, con le creste degli attimi di gioia
e i riflussi deprimenti in cui non mi apprezzo e soffro di quei momenti.
Sarà un’onda importante, che si immerge nell’oscuro mare,
per capire di più di me stessa e tenere insieme i pezzi della mia esistenza.
La felicità dura un momento, come la cima dell’onda.
Più duratura è la serenità, ma pure il mare non rimane sempre in calma.
Nel mio dipinto non metterò un veliero:
poco importa saper di tragitti e rotte, di bussole e di fari.
M’importa d’esserci e si saper se sto facendo,
m’importa di saper il come io sto facendo,
m’importa di capir se faccio ciò che desidero davvero, come io intendo.
Resta pur sempre il mare al fondo:
scelgo di nuotare come io credo, ma so farmi anche portare.
Eppure quel veliero mi rimane in mente:
dovrò capire se è la voglia di girovagare o di fuggire.
Non so come dipingerò l’amore.
Dall’insieme dei toni e dei colori emergerà la mia passione.
Lo so, è solo un’immagine e un aspetto,
ma l’amore chi può dipingerlo mai?
Di spennellate strane e vive, sì, ne metterò:
saranno tocchi e tratti d’ironia,
per pitturare, colorare e truccare
le difficoltà che non si possono evitare e mandar via.
Una cosa mai dipingerò: il mondo della mia intimità.
Costretta al silenzio. Dalle mie paure.
Meglio tornare agli sberleffi tinteggianti dell’ironia a pennello,
per non tentar le suggestioni delle combinazioni sulla tavolozza dei colori,
per non entrar nelle sconosciute colorazioni di sofferte emozioni.
Col tempo seccheranno anche quegli inquieti coloramenti
e magari ne sorriderò vedendo come si son spenti.
Il mio quadro è pronto, sulla tela della mia mente.
Stesa qui sul divano, a far niente,
guardo fuori dalla finestra.
Solitaria e riflessiva,
sono stata l’opera e l’artista.
E ancor mi sento viva.
martedì 1 gennaio 2008
Autoritratto
Pubblicato da
Gianni Montefameglio
alle
1/01/2008