sabato 26 gennaio 2008

Visuali opposte


Se ho scelto lui per far l’amore, certo ci sarà stata una ragione:
volevo esplorarla e capirla, sondarne l’emozione.
Per lui è stato stupendo, ma non ci sarà più altra volta:
lui è primordiale, e le femmine son tante, l’inseminazione molta.
Per me, illusa, era l’inizio; per lui, il fine e la fine, uno sfizio.

Far l’amore è un discorso lungo, è narrativa.
Uomo e donna da soli non bastano davvero, occorre una storia viva.
Ma, per lui, maschio e femmina son più che sufficienti:
andare al sodo, senza far tanti complimenti.
Eppur sapevi, già da scolara, che la ginnastica non è letteratura, mia cara.

Impossibile, si sa, che un uomo si tiri indietro sul più bello:
Io lo so, e mi godo il brivido di non fargli capire se accadrà quello.
Interrompere, per lui, è però la cosa peggiore, è terrorizzato dall’eventualità:
sarà frustato se di cogliere l’occasione non avrà possibilità.
Per me è eccitante l’attesa, per lui furiosa la resa.

Sono dotata di sensualità diffusa,
mi piace essere accarezzata tutta, nessuna zona esclusa.
Lui mente, se dice che gli piace esser toccato altrove:
ha tutto concentrato, poverino, e si sa dove.
Io son già globalizzata, lui è ancora un periferico dell’era passata.

Dei preliminari lunghi son grande estimatrice:
son necessari, e più durano più son felice.
Per lui hanno una doppia controindicazione:
prolunga l’incertezza e aumenta il rischio di non arrivar a conclusione.
Ecco la differenza tra il femminile obbligato e il maschile vietato.

Mi piace farlo ad ora tarda, dopo una serata in cui lui s’è mostrato assai carino.
Sarà questione di ritrosia o forse il buio cela la cellulite anche da vicino.
A lui piace invece di mattino, è un’esigenza del suo risveglio.
Non si tratta d’amore, ma di farlo e poi sentirsi meglio.
Ci divide anche il fuso orario: siam pianeti diversi in questo planetario.

E’ innegabile: acquistare un nuovo completino stuzzica la mente,
la mia propensione al sesso cresce notevolmente.
Lui apprezza, tutto contento, ma già suda a disagio e viene meno:
come diavolo si aprirà quel maledetto gancetto del nuovo reggiseno?
Per me la biancheria è stuzzicante, per lui una prova che lo aspetta insidiante.

Generose e altruiste, a noi piace ricevere ma anche dare,
accogliamo volentieri e diamo senza nulla risparmiare.
Far le cose insieme non è dote maschile,
a lui piace essere al centro con una donna servile.
Sarebbe bello baciarsi vicendevolmente, ma lui vuol esserlo dove ha in mente.

So essere, io, duo e trio e multipla, se lui ci sa fare.
Il piacere non si deve limitare.
Lui è mono, poveretto.
Non ce la fa, e poi non proverebbe più diletto.
Io vorrei un altro aperitivo, ma lui è già al digestivo.

Prediligo il ritmo lento e rilassato: se si va piano forse lui arriva lontano.
Ma vorrei poi anche il movimento veloce, da apprezzar man mano.
Lui deve controllar la resistenza:
se va in fretta è segno che cede per la sofferta continenza.
Movimento lento e circolare per me, per lui gran spinte e l’affondare.

Dopo l’amore mi piace chiacchierare ed esser coccolata:
non son capricci, ho bisogno di conferme, di saper che sono amata.
Lui precipita invece in un mondo tutto suo e assai chiuso.
Se va bene dorme, se no va via: ha concluso.
Parlare, partecipare? Che fare se cercava solo quello e ora si vuol estraniare?

A volte penso come sia possibile accettare e accogliere costoro.
Forse ha ragione la mia amica diletta, nella sua conclusione:
Altri sessi non ce ne sono: ci toccano i maschi, proprio loro.