domenica 20 gennaio 2008

Senza parole


Che volta, quella volta in cui sorse la parola!
Fu subito prolifica, moltiplicandosi di bocca in bocca.
Quando poi si confuse, si separò in una babele d’idiomi.
Un giorno però la parola volle elevarsi
- conscia del proprio prezioso valore.
E cercò labbra che non fossero sporche o blasfeme.

Si posò dapprima sulla bocca del poeta,
e si sentì tutta incantevole.
Osò di più, e finì sulla bocca del filosofo,
divenendo colta.
Ormai ebbra delle sue stesse capacità,
si fermò nel parlare del saggio:
divenne sapiente.

La parola desiderò allora essere semplice e spontanea:
furono gai e belli e coloriti i giorni sulla bocca dei bambini.
Volle infine esprimersi di più,
così scalò la vetta più alta,
posandosi sulle labbra di una donna:
la parola, sottovoce, si fece preghiera.

Ma come esprimersi ancor di più?
Altre vette non v’erano, più alte.

Ed ecco che incontrò Lei:
Colei che sapeva esprimere l’inesprimibile.
E la parola rimase senza parole,
davanti a Lei.
Lei che ha Musica per nome.