Disperatamente. L’ho amato disperatamente.
Per lui ho fatto follie, ho disfatto la vita di chi mi stava accanto.
Oggi dovrei provar vergogna, oggi che mi rimane solo il pianto.
La storia con lui era struggente.
Amore e rabbia.
E ho sempre perso io.
Lacrime amare, versate tutte, nelle notti insonni.
Lasciarlo no, non potevo: lo amavo.
E poi che mi restava?
Lui mi umiliava e maltrattava.
E ogni volta ho voluto riprovarci,
per cadere sempre più in basso,
me dannata.
Sempre più perplesse le mie amiche,
ma sorda e cieca io.
Testarda io nel voler rimanere con lui
che m’ha distrutta.
Dovevo saperlo, e un po’ lo sospettavo,
che non era per me,
in verità per nessuna.
Ma son rimasta attaccata a quel pensiero distruttore,
non mi staccavo dall’intreccio d’amore e di dolore.
Ogni giorno ho combattuto col terrore d’esser abbandonata.
L’amore è sofferenza: ero innamorata.
Amore e rabbia: vertigine di emozioni, così forti.
Da me ha tirato fuori il peggio.
E son legata a lui anche a distanza.
Lo so.
Mi porto dietro sin dall’infanzia un modo d’amare
intrecciato al dolore.
Fu forse perché mio padre abbandonò me e mia madre.
Per me amare voleva dir soffrire:
fitte fisiche che mi han tolto perfino la salute,
lottare ogni giorno con la paura d’essere lasciata,
lo spasimo continuo per essere notata.
Può essere questo che ha fatto sì
che mi sentissi innamorata solo e soltanto con un balordo così?
I suoi tira e molla e il suo trattarmi male
mi han permesso forse di rivivere il copione.
Son malata, se ancora lo penso e non l’ho dimenticato,
se credo a volte che potrei con lui ricominciare.
Son malata, se mi sento ancor legata a lui.
Son malata e lo son davvero,
se anche ora che sono a distanza e, libera da lui, mi sento sicura,
ho nostalgia
e non rinuncio alla romantica illusione
d’aver vissuto con lui una storia ineguagliabile, nella di lui prigione.
venerdì 25 gennaio 2008
Patologia
Pubblicato da
Gianni Montefameglio
alle
1/25/2008