
Prima o poi – e rido già – con la mia amica ne parlerò,
per deridere i maschi, tra di noi, e divertirci un po’.
Quando sarò magari brilla e lei pure avrà bevuto,
oh, sì, commenteremo d’ogni volta l’accaduto.
Ci diremo del bel tipo tutto finto rispetto
che poi ti assale e ti si butta addosso sopra il letto.
Par che di donne non ne abbia visto prima:
pasticcia molto e va di fretta, non crea il clima.
Con tante buone intenzioni si dà un gran daffare.
Poi si scusa: ha già concluso. E io ancor lì, ad aspettare.
Ci racconteremo del bravo e zelante perfettino:
dice che sa del punto gi, ma poi lo cerca fino al mattino.
Dei preliminari è un tecnico perfetto:
ha letto il manuale. Peccato però che non ti dia alcun diletto.
Lui sa ogni posa, mossa e contromossa:
ti manipola una notte intera, ma mai provi una scossa.
Non trascureremo di narrar dell’insicuro
che ti sfinisce per saper se davvero t’è piaciuto di sicuro.
E ancora ti domanda se non hai finto,
se è stato bravo e il primo posto ha vinto.
Già sai che lo molli e lo terrai distante,
e lui ancor lì a domandare se l’altro era più prestante.
Certo ce la spasseremo a commentare il trasgressivo,
quello che usa panna montata e lacci in modo creativo.
Vuol farlo in modo sempre più strano:
sul tetto d’un treno in corsa o sotto il divano.
Tra attrezzi vari, corde e pose strane, devi diventar contorsionista.
Luci sfumate e tanti specchi, per deliziar la vista.
Non dimenticheremo di certo il frettoloso,
primatista del tempo nell’atto amoroso.
Arriva da te, tutto pimpante, allegro e contento,
dura un istante, si sbriga in un momento.
Trattarlo male? Te lo stai chiedendo,
ma come fare se lui sta già dormendo?
Oh oh, dovremo dirci dell’artista che non trascura niente:
candele, ceri e incensi per far della stanza una camera ardente.
Stai lì, cosparsa di fragole e di biondo spumante,
lui par non abbia le mani: ti bacia gli occhi, istante dopo istante.
Passa poi ai cubetti di ghiaccio, e un brivido tu provi: di gelido spartano.
Ora lo so: se ha quello sguardo strano e la panna in mano, devo fuggir lontano.
Verrà il momento di parlar del ginnasta narcisista,
quello che sfodera un fisico atletico come se fosse in pista.
Cambia mille posizioni per mostrar gli addominali
e si prolunga in prestazioni tutte artificiali.
Quando sei esausta e stanca, gli puoi dir, con una certa voce, che è stupendo:
ecco, non resiste e s’abbandona, in un istante, da solo assai godendo.
Tra tante risa, ci sarà un momento deprimente:
quando diremo del pigro nullafacente.
Fermo come un tronco sta lì disteso:
devi far tutto tu, questo è inteso.
Fissa il soffitto senza espressione e sta di sotto.
Alla fine un vago movimento delle labbra: segno che è arrivato, di botto.
E dato che il discorso ha preso quella china
menzioneremo l’umanoide che nella ruvidezza rovina.
Qualcuno, chissà chi mai, gli ha insegnato che alle donne piace:
strappare gli abiti e lacerar la biancheria. E lui lo fa ,vorace.
Pare un selvaggio brutale, uscito dalla foresta.
Mollarlo e mollarlo presto: solo questo ti resta.
Sì, sì, ne parlerò con la mia amica, magari quando noi saremo brille.
Rideremo e ci divertiremo un po’, ce ne racconteremo mille.
Ma quando la sbronza si farà triste sul finire, questo sarà il commento:
gli uomini fan l’amore con se stessi. Usando noi, come strumento.
sabato 26 gennaio 2008
Tra le lenzuola
Pubblicato da
Gianni Montefameglio
alle
1/26/2008