giovedì 3 gennaio 2008

Gesto rivelatore


Volevo fermarmi, per osservar me stessa e te,
per guardarci accadere, io osservatrice distaccata e nascosta.
Per capire se il fuoco è ancora acceso,
se dopo il tempo del calore
qualche tizzone di brace sia restato,
se la fiamma si possa ravvivare
o se rimane solo cenere ormai spenta.
Nella stanchezza, pur con la voglia di capire,
volevo sapere se ti stimo e t’amo ancora,
se nasce spontaneo il gesto di darti di più,
senza che la volontà supplisca.
E volevo capire se il male è in me,
nel mio non pensar più a te o al tuo viso o alla tua voce,
nel non stupirmi di non averti in mente neppure con la rabbia,
nell’indifferenza t’attenderti senza più ansia.
Per curare il malessere, forse una vacanza, separàti,
per riflettere e capire.
Ho immaginato perfino un’avventura,
certo pericolosa, ma forse salutare:
esserti infedele una volta, per provare.
Ma già mi stanca solo a sentirne parlare.

Ecco, volevo fermarmi e capire.
E tu, stasera, m’hai portato fuori.
Era deliziosa la cena, e m’hai donato un fiore.
Ma poi hai fatto un gesto: una caduta di stile.
Un sol gesto, un po’ volgare.
E ho compreso - d’un tratto -
che sei straniero.
Estraneo nella mia vita.